Agliardi: “Le mie parate, i miei errori, il campo del Manuzzi…”

di Flavio Bertozzi
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Esperienza. Professionalità. Sincerità. Umiltà. E, soprattutto, parate (decisive) a vagonate. Signori, ecco a voi l’inossidabile Federico Agliardi.

Agliardi, anche contro la Sangiustese ci è scappato il paratone.
“Sì, su una malefica conclusione del sempre temibile Cheddira. Intervento complicato, quello. Poi però, dopo una manciata di minuti, il gol lo abbiamo preso lo stesso…”.

Sembrava stregata, la porta marchigiana. Invece, alla fine, Munari ha trovato il jolly.
“Ormai non ci speravo più nel pareggio. Il tempo continuava a scorrere inesorabile e la palla non ne voleva sapere di entrare. Quante occasioni abbiamo avuto? Ho perso davvero il conto. E ho ripensato più volte a quella maledetta partita giocata col Campobasso. Poi però Munari ci ha messo una pezza”.

Un pareggio del genere non arriva mai per caso. Giusto?
“Con la Sangiustese in diverse situazioni ci è mancata la giusta lucidità, la giusta cattiveria. Però, allo stesso tempo, abbiamo dimostrato di essere una squadra che non si arrende mai. Una squadra generosa. Una squadra con gli attributi. Una squadra con un cuore grande così…”.

Sono in tanti, in riva al Savio, a dire che avete la serie C già in tasca.
“Non mi stancherò mai di dirlo: non è ancora finita, non abbiamo ancora vinto niente. Sarebbe da folli pensare di essere già in C. Dobbiamo rimanere lucidi, sul pezzo. Ci sono ancora troppe partite da giocare, il nostro margine di vantaggio sulla seconda è buono ma non è ancora sufficiente per poter dormire sonni tranquilli”.

Intanto, mercoledì pomeriggio, si torna già in campo.
“Sì, c’è il recupero con l’Olympia Agnonese. A Termoli. Gara tostissima anche questa. Non lasciamoci ingannare dalla classifica: tutte le squadre che ‘vedono’ il Cesena si trasformano e danno il 110%. Noi, comunque, vogliamo subito tornare alla vittoria”.

Qual è stata finora la sua parata più bella di questa sua seconda vita in bianconero?
“Ne ho fatte tante, in questi ultimi tre mesi e mezzo. Però, se devo sceglierne una, dico quella effettuata su Longobardi. Nel derby casalingo con la Savignanese”.

L’errore più grosso, forse l’unico ‘vero’ errore stagionale, l’ha commesso invece col Matelica.
“Sul retropassaggio di Viscomi avrei dovuto fare due tocchi, anche per evitare possibili rimbalzi strani del pallone legati al campo. Ed invece ho voluto giocarla di prima causando il patatrac. Non cerco alibi, col Matelica è stata solo colpa mia”.

Ha appena accennato al campo: come sta realmente il terreno del Manuzzi?
“Sta migliorando, leggermente. Ma ci sono ancora tante zone critiche. Sotto la curva Mare, ma non solo. Non è affatto facile giocare su un terreno così. Però dall’altro lato mi sento di rivolgere un ringraziamento a tutti gli addetti che, quotidianamente, lavorano per cercare di rendere un po’ più facile il nostro compito”.

Lo diceva pure Adriano Celentano, tanti fa: là dove c’era l’erba ora c’è…
“Io me lo ricordo bene il vecchio campo in erba del Manuzzi. Prima del 2011 sono venuto diverse volte a giocare a Cesena. Quello sì che era un campo da urlo. Uno dei migliori in Italia. Chissà poi perché l’hanno voluto cambiare…”.

Domandone finale: novità sul suo rinnovo di contratto?
“Ancora no. Ma, a dirla tutta, adesso a questa cosa non ci voglio ancora pensare. Fatemi andare in C, poi parleremo anche del mio futuro. Tanto lo conoscete tutti il mio pensiero: ormai Cesena è casa mia, qui si sta davvero bene”.


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