LA LAVAGNA - Il 4-4-1-1 è l'abito perfetto per il Cesena. Ecco chi può trarne più benefici

di Bruno Rosati
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Dopo tre stop consecutivi, il “nuovo” Cesena di mister Castori torna a far punti. Contro lo Spezia si è potuto vedere sin da subito un drastico cambio di atteggiamento, dal quale è scomparsa ogni traccia di remissività e abbandono.

Il 4-4-1-1 studiato dall’allenatore marchigiano sembra un abito cucito su misura per questo Cesena, questo può essere il modulo migliore con cui disporre i giocatori in campo al fine di sfruttare al massimo le (poche) potenzialità che l’organico attuale può offrire. Chi teoricamente può trarne maggior beneficio è Kupisz, tornato nel suo ruolo naturale di esterno di centrocampo: abbiamo potuto constatare nelle precedenti partite che non è in grado di coprire l’intera fascia da solo e in fase offensiva non ha molta dimestichezza nel saltare l’uomo, dunque non può giocare troppo alto e ne consegue che debba stare allineato ai centrocampisti. Un altro giocatore da rilanciare con questo schema è Moussa Kone (anche se ha ancora tutto da dimostrare), già allenato da Castori nel Varese del campionato 2012-2013, la miglior stagione a livello realizzativo per l’ivoriano con cinque reti segnate. Il suo impiego nel centrocampo a quattro potrebbe agevolarlo non di poco, avendo sempre un compagno vicino quando c’è da giocar la palla (aspetto in cui Kone ha sempre fatto molta confusione) e con meno zona di campo da coprire.

Il punto di rottura maggiore con il recente passato è il ritorno di Laribi al suo ruolo naturale: non più regista davanti alla difesa e molto più vicino alla porta avversaria. In questa veste, Laribi ha raggiunto i picchi massimi della sua carriera. A Bologna, i suoi dialoghi nello stretto con Cacia (purtroppo ora lungodegente) gli erano valsi una promozione in serie A da protagonista, dopo quella ottenuta da comprimario a Sassuolo. Questo ruolo però richiede molta più corsa e tanto più fiato rispetto a giocare come vertice basso del centrocampo. Vero è che contro lo Spezia ha viaggiato su alti ritmi per tutti i novanta minuti e recupero, ma una rondine non fa primavera. Laribi è in Romagna da ormai più di un anno e fin qui è apparso per lo più poco incline a correre rapidamente (di qui il cambio di ruolo voluto da Camplone), starà a lui dimostrare di poter ancora dire la sua giocando da trequartista.

A livello collettivo, il Cesena ha mostrato quella solidità difensiva che gli era mancata finora: nelle sette gare fin qui disputate le occasioni per gli avversari erano sempre state una marea. Anche lo Spezia ha avuto le sue opportunità per pareggiare i conti però aver avuto questa compattezza, per altro al cospetto di uno dei reparti offensivi più quotati di tutta la serie B, rappresenta la medicina più sicura per curare questa classifica a dir poco deficitaria e raggiungere la salvezza.

Il Cesena ha buttato più palloni in avanti (di frequente terminati nel vuoto) nella partita contro i liguri che negli ultimi due interi campionati ma questo poco importa. Ci sarà tempo per raffinare la manovra e scrollarsi qualche paura che subentra sempre quando ci si trova nei bassifondi. Nel secondo tempo, col passare dei minuti, la squadra è stata man mano sempre più bloccata, temendo di subire il pareggio ospite e questo è stato percepito da chiunque guardasse la partita. Quando non si vince da tempo, questo tipo di angoscia è fisiologica. A lungo andare però questa tendenza sarà da evitare perché rappresenta un grande ostacolo sulla strada dei fatidici cinquanta punti.

Una menzione d’onore la merita anche il match winner, Andrea Schiavone. Dato sul punto di partenza per tutta l’estate, la sua volontà di rimanere ha prevalso e il suo voler riscattare la scorsa deludente stagione deve essere d’esempio agli altri compagni. Arrivato in riva al Savio come playmaker, questo equivoco tattico ha condizionato sin qui tutta l’esperienza romagnola del centrocampista scuola Juventus. La visione di gioco è una qualità che non gli appartiene quindi è inutile che si continui a pretendere da lui che imposti l’azione. Anche per lui, il centrocampo a quattro può essere il miglior viatico per rilanciarsi.

Una delle prerogative dalle quali non può prescindere la disposizione tattica prescelta da Castori è la prima punta tipica, il cosiddetto numero nove. È necessario che in campo ci sia un attaccante che sappia farsi valere nell’area avversaria, che permetta alla squadra di guadagnare metri e che funga da punto di riferimento per i numerosi cross che arriveranno dalle corsie esterne. Gli infortuni di Cacia e Gliozzi limitano la scelta fra Jallow, Moncini e Panico, tre calciatori che non hanno quel genere di caratteristiche e che perciò si possono prestare solo a soluzioni temporanee. Lo Spezia ha pescato dal mercato degli svincolati il campione del mondo Gilardino che contro il Cesena ha fatto il suo debutto e, guarda caso, proprio contro il Cesena ha timbrato la sua ultima marcatura in dispute ufficiali (il momentaneo pareggio nella sfida di Coppa Italia dell’anno scorso ad Empoli).

Forse anche da Corso Sozzi dovrebbero guardare a chi è rimasto ancora senza squadra anche se non c’è un’ampia gamma di opzioni da selezionare. I due nomi più altisonanti sono Daniele Corvia e Rolando Bianchi (accostato più volte al Cesena nelle ultime ore della scorsa sessione di mercato). Concludendo, la partita è stata noiosa, sbloccata dal primo tiro in porta, ai limiti dell’inguardabile se proprio si vuol dare un giudizio estetico. Di qui in avanti si dovrà fare qualcosa in più perché la tenacia nel resistere agli assalti avversari non sarà sempre sufficiente per portare a casa la pagnotta. Detto questo, auguro al Cesena di ottenere cento e passa di queste “vittorie brutte” che portano punti.


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