Seba Rossi: “Io, Sacchi, Lippi, Maradona, Angelini. E su Agliardi…”

di Flavio Bertozzi
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Col Diavolo ha vinto tutto quello che c’era da vincere. In Italia. In Europa. Nel Mondo. La grande storia del mitico Sebastiano Rossi, però, è iniziata a Cesena. Assoluto protagonista della terza magica cavalcata bianconera verso la A, il portierone romagnolo è poi rimasto altri tre anni a difendere la porta della squadra della sua città. Sempre nella massima serie.

Rossi, vedere una piazza come quella di Cesena in serie D fa davvero tanto male…
“Certo che sì. Anche perché Cesena ha un pubblico da serie A. Passa il tempo ma è sempre uno spettacolo vedere quella curva colorata di bianco e nero. Oggi come ieri, i tifosi del Cesena, continuano a scaldarmi il cuore”.

Che ci dice di questo duello a distanza fra il Cavalluccio e la rivelazione Matelica?
“Cinque punti di vantaggio con otto partite ancora da giocare sono sicuramente un buon margine. Però la palla è rotonda. E il Matelica non molla la presa. Qui non si può abbassare mai la guardia, anche se ci ‘chiamiamo’ Cesena. Pure io, proprio come voi, non vedo l’ora di abbandonare questo inferno ‘chiamato’ serie D…”.

Il Cesena è primo in classifica anche per merito delle parate sfoderate dall’inossidabile Agliardi.
“Agliardi sta facendo benissimo, la sua esperienza come da pronostico si sta rivelando uno dei punti di forza di questa squadra. Mi è piaciuta tanto la sua scelta di rimettersi nuovamente in discussione fra i dilettanti. Agliardi non è certamente il primo giocatore che, capitato per caso a Cesena, è rimasto poi stregato da questa piazza calda e passionale”.

Al timone di comando della truppa bianconera c’è un ‘certo’ Angelini.
“Beppe ha giocato con me proprio a Cesena, è un amico. Per lui, il raggiungimento di questa panchina, è stato il coronamento di un sogno. Gli auguro di staccare il prima possibile questo benedetto pass per la C. E di potersi togliere tante altre soddisfazioni con il suo amato Cesena. Qualcuno lo accusa di far giocar male il Cesena? Tutto ciò mi fa solo ridere. Nel calcio contano solo i risultati. E lui è lassù in vetta…”.

Apriamo ora l’album dei suoi ricordi in bianco e nero. Dici Rossi dici…San Benedetto del Tronto.
“Se penso a quella promozione arpionata con le unghie nel 1987 mi vengono ancora i brividi. Quello spareggio fu l’epilogo finale di una stagione memorabile. Eravamo partiti malissimo, quell’anno. Bolchi era finito sulla graticola. Ma poi iniziò quella rimonta che ha fatto storia. Quel 2-1 con il Lecce fa parte dei miei ricordi più belli di sempre”.

Lei però, in riva al Savio, di emozioni indimenticabili ne ha vissute tante altre.
“Nel 1982, con la Primavera guidata da un ‘certo’ Sacchi, riuscimmo a vincere il campionato. E poi…ci sono quelle tre straordinarie salvezze raccolte in serie A. Tre salvezze che, per il ‘piccolo’ Cesena, avevano il sapore di uno Scudetto. Fra queste mi piace ricordare soprattutto quella arrivata nel 1990, all’ultima giornata. In casa, contro il Verona di Bagnoli. Vincemmo 1-0, quella volta. Gol del Condor Agostini a dieci minuti dalla fine…”.

Sulla panca bianconera, proprio quell’anno, c’era seduto il grande Lippi.
“Con Marcello avevo un grandissimo rapporto. Dentro e fuori dal campo. Tra l’altro il mister, proprio come il sottoscritto, era ed è tuttora un buon pescatore. Ogni tanto, quando lui mi chiedeva un resoconto su qualche mia battuta di pesca, io ingigantivo un po’ le cose. Lui faceva lo stesso. Si rideva. Si scherzava. Bei tempi”.

Domandona finale: la parata più bella sfoderata con addosso la maglietta del Cesena?
“Una domenica (correva il 30 ottobre 1988, ndr) il Cesena affrontava il Napoli al Manuzzi. E io, non so come, con un intervento prodigioso riuscii a dire no a una punizione da urlo calciata da un ‘certo’ Maradona. Quella volta mi sono buttato solo all’ultimo istante. E mi è andata bene. Parate così si fanno una volta ogni dieci anni…”.


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