Ridimensionata la Troika

di Gian Piero Travini
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Il CAP Patrignani
Il CAP Patrignani

Questo pomeriggio assemblea dei soci di Cesena FC spa – la prima con la presenza di Davide Veglia di ABTS Convention Services – e scatta la proposta di allargamento del cda bianconero da 7 a 11 soci, già ventilata alla prima assemblea dal consigliere Rondoni, in anticipo rispetto alle idee iniziali della Società che parlava di allargamento a fine stagione.
Se prima il CAP Patrignani era accompagnato da Michele Manuzzi e Lorenzo Lelli, da Roberto Ghetti di AXA Assicurazioni, da Marco Rondoni di HippoGroup, dall’amministratore Gianluca Padovani, numero uno di TeleRomagna, e da Marco Borghetti di Effegibi, ora si potrebbero vedere da gennaio 2019 altri quattro ingressi, tra cui quello di Veglia.

Verrà di fatto calmierato il ruolo di guida calcistica di Manuzzi e Lelli: base della squadra made in Romagna Centro – di cui erano soci –, direzione generale di Daniele Martini e panchina a Giuseppe Angelini. Lelli poi – complice lo stretto legame con l’amico Luigi Piangerelli – ha avuto le felici idee di chiamare a Cesena il diesse Pelliccioni, Angelo Affatigato e soprattutto la figura chiave di Davide Biondini, motore di avviamento indispensabile durante le fasi di preparazione e fidelizzazione del pubblico bianconero nonché contraltare gagliardo di Angelini.

Pian piano però all’idea di calcio di questa ‘Troika bianconera’, prudente ma forse insufficiente per rispondere agli obblighi di piazza e di opportunità, si è affiancata alla visione dei nuovi, entusiasti attori del calcio cesenate. Ecco allora le prime divergenze calcistiche: stop con il portiere under – caposaldo del calcio in D predicato da Martini –, cancellato in una notte dal CAP con la firma nel giro di 36 ore di Agliardi; sostituzione della base Romagna Centro con under di cui si sono acquisiti i cartellini come Marfella e cessione di quelli del Romagna Centro, culminata con l’uscita eccellente di Casadei, forse il più forte prospetto del vecchio Martorano, in prestito al Vigor Carpaneto.

In chiave C mutano gli equilibri e la linea di convergenza ampia e concerto del CAP inizia a prendere piede: se in estate ci sono stati mugugni sulla costruzione del Cesena – 400mila euro di costo di allestimento della rosa, un terzo delle Grandi decadute –, il budget di 185mila euro invernale è stato innalzato per riuscire a spaccare il campionato prima della pausa, contrariamente alla logica del ‘si spende solo quello che si incassa’ della Troika: non è un caso se i bianconeri ora si ritrovano al primo posto, non è un caso se le spese per la squadra abbiano superato i 2 mln.

Il primo posto in classifica ha imposto una riflessione: la serie C è alla portata, ma servono idee nuove e aggressive, e pensare anche ai prossimi due anni, non solo a quello in corso. Si è iniziato a ragionare su contratti pluriennali per chi della rosa attuale potrebbe tornare utile in categoria superiore: i costi in serie C saranno raddoppiati, e la possibilità è quella di arrivare anche a 4 mln di euro per una squadra competitiva.
E in Cesena FC si punta ai 40 soci – imminenti 2-3 nuovi ingressi –: non è più possibile ragionare senza necessari rischi di impresa. E, di nuovo, servono capitali e anche lo sforzo degli attuali soci dovrebbe cambiare.
Tutto questo mentre Samorì è in trattativa diretta con il Rimini, probabilmente per una sponsorizzazione ‘pesante’.


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