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A tutto Coser: dal coronavirus al Cesena di oggi

di Bruno Rosati
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Achille Coser in bianconero
Achille Coser in bianconero

Sono giorni di apprensione. Mentre il Cesena vive questa pausa forzata dal calcio giocato, l’intero Paese verte in una situazione emergenziale. La diffusione del covid-19, il cosiddetto coronavirus, procede a macchia d’olio sull’intera penisola. Le zone maggiormente colpite sono in Lombardia; dopo il boom di contagi iniziali tra Codogno e Lodi, è stata appurata la presenza di un nuovo focolaio in provincia di Bergamo. Proprio nella zona interessata vive un ex bianconero, Achille Coser, protagonista dell’ultima promozione in Serie A del Cavalluccio.

Coser, com’è al momento la situazione in Val Seriana?
“Sono giorni difficili. Già da un po’ l’esercito presidia Alzano e Nembro. Anche qui ad Albino c’è la protezione civile a monitorare le strade. Questo stallo ormai si protrae da un po’. Pensavamo che la settimana appena trascorsa avrebbe normalizzato tutto, invece… ”.

Parlando di argomenti più leggeri, cosa c’è nel futuro di Achille Coser?
“Il 26 novembre ho ottenuto il patentino di allenatore dei portieri a livello professionistico, a Coverciano. Ora attendo una chiamata. Ho avuto la fortuna di lavorare con Antonioli e tanti altri bravi preparatori, perciò sono convinto di avere un buon quadro generale di come si allenano i portieri”.

Dopo tanti anni di gare disputate sui campi di tutta Italia, com’è la serie C vista da fuori?
“Il girone B è una sorta di ‘B2’. È il campionato dal livello qualitativo generale più alto. Ne ho parlato con i miei ex compagni dell’Albinoleffe (oggi nel girone A, nei tre anni precedenti nel girone B, ndr) e me l’hanno confermato”.

Il Cesena staziona nel limbo…
“Bisogna innanzi tutto ricordarsi da dove si arriva: il Cesena è ripartito dopo un fallimento, ha subito vinto la serie D ed è in linea con quel che ci si aspettava. Non va dato per scontato e vanno fatti i complimenti alla società. Però bisogna capire le esigenze che si hanno dopo”.

A molti sono rimasti indigesti i troppi passi falsi in casa.
“È normale che sia così: una squadra troppo giovane può pagare questo fattore. Davanti ai propri tifosi può capitare che si venga sopraffatti dall’emozione. Forse manca l’attitudine mentale a vivere frangenti in cui non arrivano i risultati”.

Dunque dover giocare a porte chiuse potrebbe non essere un handicap. A lei è mai capitato di giocare in uno stadio vuoto?
“In carriera non mi è mai successo di giocare a porte chiuse. Il pubblico ti dà adrenalina e maggiore stimolo. A Cesena quando lo stadio è pieno, il pubblico ti avvolge proprio dentro al campo e ti dà una carica incredibile”.

Chiudiamo chiedendo un parere da esperto. La sua idea sulla questione che sta tenendo banco nelle ultime settimane: chi deve difendere la porta del Cesena?
“Un portiere non è un attaccante che può trovare il colpo risolutore da un momento all’altro: per questo è fondamentale che sia sempre concentrato e non si faccia distrarre da fattori esterni. Un ragazzo giovane che gioca in una squadra a cui mancano i risultati interni ne risente parecchio. Se alle sue spalle ce n’è uno più pronto, può concedergli riposo e far sì che successivamente sia più sereno per gettarsi nella mischia. L’esperienza di Agliardi può contare tanto e non va sperperata”.

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