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Arrigoni: “Non mi pento di essere stato a Bologna: il vero derby è col Rimini”

di Flavio Bertozzi
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Parla di Mutu, quel vecchio cuore bianconero che risponde al nome di Daniele Arrigoni. Ma anche di Candreva. Di Eder. Di Modesto. Mai banale, mai scontato, dispensatore di aneddoti curiosi: è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con il trainer di Borello.

Arrigoni, ci tiri fuori una cartolina legata ai suoi trascorsi da calciatore a Cesena. Soltanto una…
“La mia mente vola subito a quel famoso Foggia-Cesena 1-3 del giugno 1981. Quella vittoria, complice il mezzo passo falso commesso dalla Lazio in quella stessa domenica, in soldoni ci regalò il pass per la A (la ratifica ufficiale arrivò poi una settimana dopo, con il 2-0 casalingo sull’Atalanta, ndr)”.

E da allenatore che giornata sceglie? Il 2-0 col Genoa, la vittoria di Palermo oppure il successo col Bologna?
“Scelgo lo 0-1 maturato al Dall’Ara. Ero alla mia seconda apparizione sulla panca bianconera, una settimana prima avevamo perso in casa col Lecce. Eravamo anche reduci da una prestazione indegna sfornata in un’amichevole di metà settimana giocata a Borello. Quella vittoria, per me, aveva mille significati…”.

Ci parli un po’ della primadonna di quel disgraziato Cesena…
“Fra me e Mutu c’è sempre stata piena collaborazione. Poi sono sincero: un paio di  volte, a Villa Silvia, Adrian ha fatto arrabbiare pure a me. Quelle due ‘famose’ mattine si vedeva lontano un chilometro che Mutu aveva fatto tardi la sera prima, che non ne aveva voglia di allenarsi. Allora in entrambi i casi gli dissi: senti Adrian, così non va. Adesso vai a casa a riposare qualche oretta e poi ci rivediamo qui al campo nel pomeriggio. Per un allenamento personalizzato…”.

Altri due superbig di quel Cesena erano Candreva ed Eder. È vero che, poco prima della vittoriosa sfida salvezza con il Novara, lei affrontò entrambi a muso duro?
“In pochi conoscono questo aneddoto. Eravamo a metà gennaio. Già sapevo che Candreva ed Eder, da lì a poco, sarebbero stati ceduti. Una ventina di minuti prima di scendere in campo contro il Novara andai da loro e gli dissi: Io vi faccio giocare, ma niente scherzi. Comportatevi da professionisti. Giuro che se mi giocate contro, a fine partita vi attacco su al muro…”.

Quella fu anche l’ultima vittoria bianconera di quella maledetta stagione. A proposito: pentito di aver lasciato la panca del Cesena dopo quel ko interno col Milan?
“Dopo quell’1-3 presi quella sofferta decisione solo con l’intento di dare una scossa all’ambiente: speravo che senza di me le cose potessero cambiare, c’erano ancora tante partite da giocare, ero convinto che si potesse ancora invertire la rotta. Sapete tutti come è andata a finire quel campionato (retrocessione con Beretta in panca, ndr). Dunque sì, quella volta ho sbagliato a farmi da parte…”.

Pentito invece di aver smesso di allenare nel ‘calcio che conta’ ad appena 53 anni?
“Assolutamente no! Nel 2012 ho fatto la scelta giusta. Innanzitutto perché, da quella volta in cui ho staccato la spina, ho potuto godermi di più la mia famiglia. E poi perché, anche oggi, sono più che mai dentro il calcio (Arrigoni, per chi non lo sapesse, già da qualche anno ha assunto la guida delle rappresentative Under 15, 16 e 17 di Lega Pro, ndr)”.

Confalone, ai nostri microfoni, ha dichiarato: ‘Non sono pentito di essere andato a giocare a Bologna’. Bernacci ha replicato: ‘Se potessi tornare indietro non rifarei quella scelta’. Lei, da ex frequentatore della Dotta, da che parte sta?
“Rispetto ciò che dice Bernacci, ma io sto con Confalone. Perché nel calcio non bisogna farsi sempre consigliare dal cuore, ma anche dalla testa. Perché, oggi come ieri, Bologna resta una piazza appetibile per chi lavora nel mondo del calcio. E poi, ve lo dico chiaro e tondo: io non mi pento di essere andato ad allenare il Bologna anche perché, per il sottoscritto, il ‘mio’ vero derby era e resterà per sempre quello con il Rimini. A Cesena la rivalità con il Bologna è nata tardi, soltanto agli inizi degli anni ottanta…”.

Che ci dice infine di questo nuovo Cesena e di mister Modesto?
“Il Cesena è partito discretamente, 10 punti dopo 7 gare sono già un buon bottino: parlare di salvezza mi pare ridicolo, secondo me i bianconeri devono e possono puntare ai play-off. Modesto? Io l’ho avuto a Palermo, in serie B. È un allenatore giovane, con le sue idee. È ancora presto per valutare il suo valore, il suo credo calcistico. Mi auguro riesca a portare questa squadra il più in alto possibile…”.

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