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Riecco il mitico Castori: “Agliardi e il Conte sono due modelli da imitare”

di Flavio Bertozzi
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Un’Operazione Nostalgia, sì. Ma con ampie e variegate finestre sul futuro. Perché chi si ferma è perduto. E perché il mitico (anzi, pure qualcosina di più di mitico…) Fabrizio Castori è uno che guarda sempre avanti. Con grinta. Con intelligenza. E con una vagonata di umiltà.

Castori, perché il suo Carpi è retrocesso?

“Perché avevamo qualche lacuna, è evidente. Ma anche perché, nel corso della stagione, siamo stati particolarmente sfortunati. Troppi episodi sono girati a nostro sfavore. Penso ad esempio a quei 4 rigori sbagliati, a qualche gol che ci hanno annullato ingiustamente…”.

Il Palazzo le ha provate tutte pur di rovinare l’ultimo torneo di B. Concorda?

“Ci siamo messi alle spalle un campionato bellissimo, un campionato avvincente, un campionato che ha regalato tanto spettacolo. Però è chiaro che, fra i cadetti, negli ultimi 12 mesi c’è stata anche tanta confusione. Tanto caos. Ora confido in un cambiamento a livello dirigenziale…”.

Novità in vista per lei? Cosa bolle in pentola?

“Recentemente mi ha cercato un club estero, di cui preferisco non rivelare il nome. Ma, alla fine, la trattativa non si è chiusa. Ora resto alla finestra, in attesa di una nuova panchina. Ormai i giochi sono fatti da tutte le parti, dovrò accontentarmi di salire su un treno in corsa. Più avanti…”.

Pensa spesso a quel magico pomeriggio vissuto a Lumezzane 15 anni fa?

“Ci penso, sarebbe strano il contrario. Dietro a quell’incredibile cavalcata verso la B ci sono tanti aneddoti, tante sofferenze, tanti sacrifici. Poi è chiaro, quella ‘famosa’ finale di ritorno, ha segnato la mia carriera. Ed è stata strumentalizzata da qualcuno. Ma io non rinnego niente, ci mancherebbe”.

Più grande quell’impresa oppure l’ultima salvezza cadetta arpionata nel maggio 2018?

“Stiamo parlando di due imprese che sono entrate nella storia del Cesena. Troppe diverse fra di loro, impossibile fare paragoni. Di certo, un anno fa, con quella salvezza,  siamo riusciti a fare qualcosa di straordinario. A 6 giornate dalla fine eravamo ancora terzultimi, con davanti un calendario proibitivo”.

Poi a Cesena è arrivato quel devastante crac. Una curiosità: da allora ha più sentito Foschi e Lugaresi?

“Quel fallimento si è portato via tutto. E mi ha fatto stare molto male. Però la vita va avanti. Se ho più sentito Foschi e Lugaresi? Rino l’ho sentito. E visto anche di persona, in occasione delle due sfide di campionato fra Carpi e Palermo. Con Lugaresi mi sono sentito per gli auguri di Natale e Pasqua…”.

Intanto, un paio di mesi fa, il Cesena è riuscito a ritornare fra i prof.

“Lo scorso agosto il Cesena era partito con il favore dei pronostici, ma nel calcio non c’è mai nulla di scontato. Da Carpi ho seguito anche io le gesta dei bianconeri, la sfida con l’Isernia sono venuto pure a vederla al Manuzzi. Che dire di più? Che la squadra di Angelini ha fatto un buon lavoro. E che il Matelica si è dimostrato un osso duro”.

Ora a Cesena è scattata la rivoluzione. Oltre a quella del Conte, però, a breve arriverà anche la conferma di Agliardi.

“Gli anni, purtroppo, passano per tutti. Anche per due miti bianconeri come De Feudis ed Agliardi. È però evidente che fa sempre comodo avere in rosa due giocatori di questo spessore. Magari ora Beppe e Federico non ti riescono più a giocare tutte le partite, però restano sempre due modelli da imitare. Non solo per i più giovani…”.

Cosa si aspetta dal ‘nuovo’ Cesena? Le ricche corazzate Monza, Vicenza e Padova fanno già paura.

“Il Cesena di Modesto è atteso da un campionato di serie C ricco di club importanti. Sarà dura, ma non bisogna assolutamente farsi spaventare. Io lo so bene: i campionati non si vincono soltanto con i soldi, ma anche con le idee e con la fame”.

Mister, lei è ancora giovane. Ma...non troppo. Quando la rivedremo ancora alla guida del Cesena?

“Io ancora su quella panchina? Mai dire mai…”.


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