Il gol di Munari

di Stefano Severi
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1. Milanisti e juventini parlano ancora del gol di Muntari: noi del Cesena ricorderemo a lungo quello di Munari, con una “t” in meno e un gol in più. Perché questo non è per nulla fantasma.

2. Lo ricorderemo non tanto per l’importanza del punto in sé, visto che vale quasi più per il morale che per la classifica, quanto per il come e soprattutto per il quando è arrivato.

3. Fare gol al 97’ è qualcosa di bellissimo, che ti resta dentro, un ricordo memorabile. In tutti noi resterà indelebile il ricordo di quello che stavamo facendo in quel frangente, mentre Munari la spingeva dentro, e magari di quello senza fede che stava già guadagnando la via del parcheggio.

4. Ecco, un gol dopo 7 minuti di recupero, anche senza considerare il resto della partita, è un premio per tutti quelli che sono stati a soffrire fino all’ultimo, e che se l’arbitro avesse assegnato altri 10 minuti di gioco sarebbero rimasti ancora. Ad oltranza. Questo gol è per chi non smette mai di crederci.

5. Chiaramente poi ieri il punto dell’1-1 ha avuto anche un altro sapore: quello della rivincita contro l’ingiustizia. Non poteva e non doveva finire così, dopo un assalto epico come quello del Cesena, con mille tiri, occasioni da rete e miracoli del portiere.

6. È vero, ha segnato Munari. Ma quella palla l’ha spinta in rete tutto uno stadio. Con la forza della disperazione, con la rabbia, con la follia o con qualsiasi altra improbabile risorsa. È un gol che appartiene a tutta Cesena.

7. Ok, ce la siamo raccontata. Era la classica giornata in cui la palla non voleva entrare. Va bene, raccontiamocela ancora per un po’ perché tanto abbiamo pareggiato. Cheddira ha fatto un gol da fenomeno, è vero. Aggiungiamo anche che Chiodini ha parato di tutto e di più, ma questo Cesena la vita se l’è complicata da solo.

8. A partire dal gol subito, incredibilmente su contropiede dopo uno dei tanti calci d’angolo a nostro favore: evidenti errori di posizionamento della difesa che non aveva fatto per nulla tesoro del brivido analogo corso pochi minuti prima. Insomma, qualcuno dovrà anche spiegare ai difensori come ci si comporta in determinate situazioni.

9. Poi ci sono i mille errori sottoporta di Ricciardo, a cui naturalmente si perdona tutto, visto che da spesso da solo o quasi manda avanti la baracca: sarebbe bastato angolare di più una delle mille conclusioni e Chiodini sarebbe andato a mangiare la piadina nel chiosco dietro la tribuna. Che sia il caso di far giocare di più Capellini e magari di provare a capire anche come schierarlo non fuori ruolo?

10. Si tratta di questioni tattiche che il mister Biondini dovrà risolvere quanto prima. Ah il Biondo non è il mister? Lo sanno anche in società che non è già allenatore? No, perché dopo il suo annuncio di addio al calcio giocato non è che si siano sprecate le chiamate, di cortesia o magari per pianificare il suo futuro ruolo da dirigente bianconero, da parte degli attuali rappresentanti societari. Insomma, situazione un po’ diversa dalla scorsa estate, quando tutti lo tempestavano di chiamate e lui, per amore di questa squadra, rifiutò un ruolo da dirigente al Sassuolo e come Garibaldi rispose: “obbedisco”.


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