Non c'è tempo per pensare

di Stefano Severi
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1. Nona vittoria nelle ultime dieci partite, 28 punti totalizzati su 30 disponibili, vantaggio di undici lunghezze, pur con una gara in più, sulla seconda in classifica. Giochiamo male, è vero, ma in classifica non si nota più di tanto.

2. Oggi Angelini è sotto processo, e fondamentalmente è giusto che sia così, perché gli obiettivi sono cambiati rispetto a due mesi fa: prima era importante semplicemente vincere il campionato, ora conta anche come lo si vincerà.

3. Sembra quasi banale ripeterlo: i mesi che separano il Cesena dal ritorno tra i professionisti costituiscono la base per la squadra del prossimo anno. L’asticella è destinata ad alzarsi e tutti devono dimostrare qualcosa in più, allenatore compreso.

 4. Il problema non è stato tanto l’aver fatto un esperimento con il cambio di modulo: si tratta di un tentativo legittimo, probabilmente anche doveroso per dar senso a una seconda parte di gara altrimenti quasi inutile.

5. Il vero errore di Angelini è stato l’aver perso completamente il controllo di una macchina che nel primo tempo filava via liscia con il pilota automatico e che nel finale di gara sbandava paurosamente a ogni semicurva.

6. Prendiamo Rutjens e riguardate la sua espressione dopo il primo errore commesso: tensione alle stelle, quasi panico. Inconcepibile vista la situazione sia della partita con l’Agnonese che di classifica del Cesena, eppure la paura ha tagliato le gambe a quasi tutti.

7. Ad Angelini va quindi rimproverato il fatto di non aver rimesso immediatamente mano alla squadra cercando di ripristinare quegli automatismi persi con il passaggio a tre dietro; al contrario i cambi hanno aumentato l’anarchia.

8. Dal punto di vista mentale questa squadra è ancora fragilissima e questo è il suo più grande limite. I bianconeri hanno dominato in lungo e in largo le ultime due gare e per poco non raccoglievano appena un punto in tutto.

9. La storia però non si fa con i se e con i ma, e la classifica dice che il Cesena corre più che mai. Il calendario è talmente fitto che non c’è quasi tempo per pensare, e questo non può che essere un bene. 

10. Soprattutto è un bene non aver tempo di pensare di essere forti: è questo, storicamente, il peccato capitale che ha sempre ucciso i sogni bianconeri.


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