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Davide Fabbri: "Il Comune certifichi i bilanci del Cesena FC per evitare gli errori del passato"

di Stefano Severi
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I soci della Holding CFC srl
I soci della Holding CFC srl

Le elezioni amministrative a Cesena si avvicinano e l’esito, come più volte sottolineato in passato, necessariamente influenzerà il processo evolutivo della neonata holding Cesena FC Srl, la struttura che controllerà il Cesena FC (ex RC Cesena) e la nascitura Asd Accademia Calcio Cesena (settore giovanile allargato). Il tema non è certo di quelli più appassionanti per un tifoso che in questi giorni vuole ancora continuare a festeggiare la recente promozione e magari concentrarsi sulla lotta scudetto. Eppure gli equilibri bipartisan che hanno portato alla creazione del nuovo Cesena – da un lato Castorri, Martini e il Martorano e dall’altro Cap e Piraccini, vicini al candidato di centrodestra Rossi – potrebbero mutare una volta eletto il nuovo sindaco.

Cesena ha un problema, probabilmente legato a una storia priva di particolari problemi politici: non si è dotata di sufficiente spirito critico (e autocritico) in grado di prevenire, e fermare per tempo, l’implosione delle proprie più importanti entità. Cesena, intesa come città, è stata semplice spettatrice in pochi anni del crollo prima della sua banca cittadina poi della sua storica squadra di calcio. Due disfatte che hanno, in modi e dimensioni differenti, lasciato profonde cicatrici sul territorio e sui cesenati. Naturale quindi che l’obiettivo sia quello di individuare meccanismi per evitare il ripetersi di questa situazione in futuro: a Cesena magari non cambiano gli attori ma senza meno dovrà cambiare la trama.

Proprio per questa ragione oggi TuttoCesena rilancia alcune proposte del candidato sindaco di “Cesena in Comune” Davide Fabbri, il primo a prendere una chiara posizione in merito. E nel farlo vogliamo anche chiarire subito una cosa: TuttoCesena non prende alcuna posizione politica a favore o contro alcun candidato sindaco, perché semplicemente non è il nostro obiettivo. Al tempo stesso però non possiamo ignorare quei temi che determineranno il futuro del Cesena Calcio: per questo vogliamo discutere nel merito, ed anche sostenere quando necessario, alcune singole proposte come quelle che stiamo per enunciare.

L’idea di Fabbri è quindi quella di creare una meccanismo di controllo istituzionale che si occupi di garantire, a nome della città, che i bilanci del Cesena (e della holding che lo controlla) siano sempre virtuosi e rispettosi del mandato morale conferito dai tifosi agli amministratori.  Fabbri rileva che “[..] se il sindaco Lucchi ed il PD si fossero preoccupati del Cesena Calcio in modo corretto, avrebbero inserito nella convenzione di affidamento dello stadio "Dino Manuzzi" e del centro sportivo di Villa Silvia "Alberto Rognoni" delle clausole di controllo e di buona condotta sulla gestione della fallita A.C. Cesena, e la città non si sarebbe ritrovata nell'incubo vissuto l'estate scorsa”. Per questo “la Giunta comunale dovrà indicare un revisore dei conti della società calcistica, che si andrà a rapportare con la Commissione consiliare e con il Consiglio comunale. Non solo: a tecnici comunali sarà affidato il compito di certificare i bilanci della società calcistica. Il confine pubblico-privato parrebbe scivoloso, ma non lo è, se il tema viene affrontato con chiarezza”. Infine “La prima sfida sportiva è stata vinta e per questo vanno ringraziati. Ora però inizia il difficile cammino nel calcio professionistico ed il budget per affrontarlo è molto più alto. Un sano controllo pubblico per quanto verrà fatto, sarebbe una garanzia in più per non ritrovarsi senza cavalluccio”.

Naturalmente tale proposta nasce da un intento certamente nobile, quello di garantire alla città la massima trasparenza anche usando i canali istituzionali, anche tradurre proposte di campagna elettorale in strumenti effettivi e funzionanti non è facile. 

Un’analisi critica di queste proposte (il comunicato integrale può essere letto qui) non può fare a meno di rilevare come il Comune non possa in realtà mai dettare la linea a una società di diritto privato, nemmeno tramite l'imposizione del rispetto di determinati parametri di bilancio. Potrebbe però vincolare l'utilizzo di beni di proprietà comunale - stadio e Villa Silvia - a determinate condizioni. L’esempio recente è il no alla pubblicità al gioco d'azzardo. Al tempo stesso è spinoso il tema sulla certificazione da parte dei tecnici comunali del bilancio della società calcistica, sia perché per certificare un bilancio occorre avere dei requisiti, sia perché sarebbe comunque una responsabilità forse eccessiva da addossare ad un tecnico comunale. Infine non è mai scontato né semplice che un pubblico amministratore debba occuparsi di una società di privati anche se patrimonio della città: lo riconosce lo stesso Fabbri, sostenendo che il confine in questo caso è piuttosto scivoloso.

Si tratta quindi di spunti di discussione, ancora molto da raffinare, per poter essere eventualmente implementati nel corso della prossimo mandato comunale di Cesena. L’intento però è chiaro: è necessario approntare strumenti adeguati per garantire che chi rappresenta Cesena in Italia e nel mondo agisca sempre secondo principi etici e meritevoli della fiducia di tutta la Romagna.


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