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La Lanterna #12 | Ah, è un derby… ma per pochi (e pure sfortunati)

di Bruno Rosati
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“Si scoprirà generalmente che gli uomini che si lamentano costantemente della loro cattiva sorte stanno solo raccogliendo le conseguenze della loro stessa negligenza, incuria, e imprevidenza, o mancanza di applicazione”.

Sono parole di Samuel Smiles, scrittore scozzese noto per aver pubblicato nel 1859 il libro Self-Help (tradotto in italiano nel 1865 con il titolo Chi s’aiuta Dio l’aiuta) e si prestano perfettamente a descrivere l’attuale momento bianconero. “Al primo tiro in porta che concediamo, subiamo gol”, “Ci puniscono ad ogni nostro minimo errore”: abbiamo sentito più volte ripetere nel corso dell’ultimo mese dichiarazioni su questa falsa riga. Ora, tralasciando il fatto che gli errori commessi dal Cesena non sono minimi, bensì grossolani ed evidenti, è palese come chi faccia affermazioni del genere imputi alla sfortuna il mancato raggiungimento di risultati. Ecco, non è così. A Rimini il Cesena non è stato certo penalizzato dagli episodi chiave della gara. Era anzi difficile immaginare uno scenario migliore in cui potesse incanalarsi il match e non aver vinto è un grosso demerito.
Potremmo stare qui ore a disquisire del mancato impiego di Zecca, la cui fisicità avrebbe fatto comodo su di un campo in terra battuta dove ad essere penalizzati erano i giocatori più tecnici. Ma la verità è che non c’è nemmeno tempo per fermarsi a ragionare e a breve il Cesena scenderà di nuovo in campo.
Vi lascio quindi alcune righe scritte prima che si giocasse Rimini-Cesena. Considerazioni con cui le parole di Samuel Smiles vanno nuovamente a nozze.



Sono da poco passate le dieci del mattino di domenica 20 ottobre. Fra meno di cinque ore, Cesena e Rimini si affronteranno al Romeo Neri ma voglio preventivamente buttare giù due righe perché, al di là del risultato che maturerà al fischio finale, le rispettive storie dei due club non vengono certo sovvertite dall’esito di una sola partita di campionato (seppur molto sentita).

Nella settimana che ha portato a questo incontro ci siamo divertiti molto a rilanciare a più riprese gaffe (sottofondo al video di promozione della gara con Romagna mia cantata dalla Curva Mare) o pubblicazioni di gruppi organizzati del tifo riminese. Lo abbiamo fatto (a torto o a ragione, lo decidete voi lettori) perché crediamo che il calcio non possa prescindere dall’aspetto goliardico che lo connota. Non siamo nuovi a bonari sberleffi, lo abbiamo fatto anche in altre occasioni, contro squadre verso le quali la rivalità è più sentita rispetto ad una partita di campionato standard (vedi Vicenza), senza copiare o spiare chissà chi.
Proprio ieri, sulla nostra pagina facebook, abbiamo divulgato un editoriale a tinte disneyane, in cui a più riprese tutto l’ambiente cesenate veniva definito spocchioso. Alquanto strano. Nel mondo del web, dove chiunque può scrivere la prima cosa che gli passa per la testa, non fa testo affidarsi a brevi frasi scritte da un singolo per desumere l’atteggiamento di un’intera comunità. Potrebbe essere invece più attendibile osservare e leggere ciò che viene pubblicato da qualche testata dove gli appartenenti a questa comunità sono soliti radunarsi (virtualmente). Sono stato molto attento nel controllare ciascuna testata giornalistica o blog che tratti temi riguardanti il Cesena calcio: nessuno di questi (con tutte le differenze e le tante divergenze che abbiamo fra di noi) si è permesso di insultare, denigrare o schernire il Rimini o i suoi tifosi. E non per snobismo, tutti ne hanno parlato come si fa in occasione di una partita di cartello, uno degli snodi chiave nell’arco della stagione.

Allora a cosa viene attribuita questa spocchia? È molto probabile che il riferimento fosse tutto per questa rubrica, aspramente criticata dal Collettivo Biancorosso in occasione della sfida di Coppa Italia dello scorso agosto. Sarebbe stato meglio quindi che l’appellativo fosse rivolto solo alla singola firma, non a tutto l’ambiente o alla tifoseria (monito per il futuro: ora diranno che i cesenati sono pure permalosi mentre al massimo il permaloso sono solo io). In ogni caso, la cosa a non essere andata giù è l’aver detto che Rimini-Cesena non sia un derby, non tanto per il blasone delle due formazioni quanto per il diverso ordine di grandezza del seguito che le due generano. Però non vogliamo assolutamente creare dissapori, facciamo ben volentieri un passo indietro: Rimini-Cesena è un derby.

I dati ufficiali dicono che al momento sono stati acquistati 4134 biglietti per assistere al derby di oggi, dei quali 1282 nel settore ospiti. Facciamo due stime in eccesso: supponiamo che oggi vengano venduti più di 1000 biglietti e che in tutti i settori eccetto la Curva Ovest ci siano solo tifosi della squadra di casa. Ipotizziamo perciò che i supporters locali arrivino a 4000 unità. Questi numeri sono verosimilmente al rialzo rispetto a quella che sarà l’effettiva affluenza ai tornelli e corrispondono all’incirca alla metà degli spettatori presenti in media al Manuzzi per una qualsiasi partita ‘normale’, non ad un derby. E, anche se le stime fossero pienamente confermate, significherebbe che Rimini-Cesena è un derby al quale partecipa il 2,7% degli abitanti della città di Rimini. O, estendendo il ragionamento, all’1,2 % dei residenti nella provincia di Rimini (dato volutamente provocatorio e fuorviante: in provincia il derby interessa numeri differenti, solo che sono in larga parte tifosi bianconeri).
Valori eloquenti, specie se si inquadra il tutto nell’ottica di gara sentita. Negli altri incontri le presenze al Neri sono spesso e volentieri molte di meno. La sentenza non può che essere una: alla città di Rimini il calcio non interessa. O, meglio, interessa un altro tipo di calcio, quello di team più blasonati come Juventus, Inter e via dicendo. Suona quindi anomalo sentir parlare del Rimini come di una squadra storicamente sfortunata quando, nell’arco di 107 anni di vita, non si è mai creata affezione cittadina attorno alla maglia a scacchi biancorossi.

“Facile parlare per voi: nel vostro stadio completamente coperto è normale che vengano sempre in tanti. Se anche qui fosse così…”. È il più classico dei luoghi comuni che ci si sente replicare quando si fanno determinate osservazioni. Qui però viene del tutto stravolto il rapporto di causa-effetto. Amabili vicini riminesi, non funziona così: lo stadio viene mantenuto e ristrutturato proprio perché la partecipazione è ampia, non il contrario. E se il Neri versa perennemente in condizioni poco ospitali è perché Comune ed imprenditoria locale sono certi che investire in un ammodernamento dell’impianto non porterebbe ad alcun ritorno economico, né farebbe aumentare il numero di appassionati al seguito della squadra.

Per questa volta ho voluto fare un’eccezione alla regola e scrivere la Lanterna prima di aver assistito alla disputa perché, se è vero che nella vita gli equilibri possono sempre variare e magari un domani il Rimini sarà una realtà di grande rilievo nel panorama calcistico italiano, lo stato delle cose non viene mutato dal singolo risultato di una partita sentita. O di un derby, come a voi piace chiamarlo.
Cari amici del Rimini Football Club, mentre mi appresto a raggiungervi, concludo ricordando quel che diceva François de La Rochefoucauld: “non si è mai tanto fortunati o tanto sfortunati quanto si pensa”.

Anzi no, è più appropriato chiudere con una citazione di Cocteau: “Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo degli altri?”


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