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La Lanterna #17 | Cioccolata calda

di Bruno Rosati
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Tre minuti di recupero. Canonici, se assegnati allo scoccare del novantesimo. Un’eternità, quando elargiti come supplemento della prima frazione.
Questo primo tempo sembra non voler terminare mai. Marchi colpisce di testa da pochi passi e Marson respinge di pugno. Un po’ come avrebbe fatto quell’Agliardi che è stato ufficiosamente congedato in maniera poco elegante. Ma qui tocca badare al sodo: non si può continuare a subire gol, quindi ben venga qualsiasi tipo di respinta, purché utile a non trovarsi sotto.
Ecco, l’arbitro fischia la fine dei primi quarantacinque minuti e dell’abbondante extra-time. Quell’incornata ha fatto veramente sudare freddo. Anzi, è proprio freddo. No, dai… sembra freddo perché quest’anno la temperatura è rimasta alta sino a pochi giorni fa. Comunque ci starebbe davvero bene una bella cioccolata calda.

Una cioccolata calda… quanto tempo è passato? Due anni, su per giù. È un nebbioso venerdì sera, il giorno dopo i bianconeri di Castori prenderanno un’imbarcata di gol a Empoli. Per mia fortuna in quel momento non posso ancora saperlo. Ti vengo a trovare e tu decidi di portarmi a Reggio Emilia: Gelateria Nona Strada.

Sono perplesso: due ore di viaggio per andare in gelateria? In questo autunno così piovoso, per giunta?
«Ma no! - mi dici - Fanno anche dell’altro. Sentirai quanto è buona la cioccolata con la panna!»
Ma sì, immagino tu abbia ragione. D’un tratto, mi rendo conto di un particolare che potrebbe non passare inosservato. Sto indossando il mio giubbino del Cesena, con tanto di Cavalluccio in bella vista. Da queste parti non lo apprezzano di certo quanto in Romagna, giusto per usare un eufemismo. Non ho affatto voglia di trascorrere una serata agitata, ti dico che se qualcuno ci fa storie ce ne andiamo. Non ho proprio voglia di mettermi a discutere.
«Perché? - mi domandi - Il Cesena deve forse giocare contro il Reggio Emilia?»
Sì, vabbè… davvero non sai che la squadra di questa città si chiama Reggiana? Ancora non posso sapere quanto “il Reggio Emilia” suoni meglio di “Reggio Audace”. Sorrido della tua ingenua naturalezza però mi rendo conto del fatto che in fondo hai pienamentente ragione: non è il momento di stare a pensare queste cose.
«No, il Cesena non giocherà contro il Reggio Emilia. Non si incontrano da quasi un decennio». E abbiamo pure perso due volte su due. Maschio e Zini segnano al Manuzzi, intervallati dalla rete di Motta, alla primissima panchina di Bisoli. Al ritorno invece va a segno il solo Stefani. Ma è passata veramente una vita ed è inutile stare qui a rimuginare. «Entriamo pure».

Così, la serata scorre via piacevole. Per una volta, senza pensare a quello che è stato o a quello che sarà. A quanto è stata ridicola tutta la telenovela di Crimi. A quanto possa essere forte Lamin Jallow, che ha iniziato a segnare a raffica, o se sia soltanto un bluff. A quanto sia stato ingiusto il trattamento riservato a De Feudis prima, a Capelli poi. A quanto possano durare Cascione e Agliardi in questa squadra. Al giubbino del Cesena che indosso.
No, non ci penso. Come non posso pensare a quel che ancora dovrà accadere. Al fallimento a cui l’A.C. Cesena andrà incontro. Ai ritorni dello stesso De Feudis, di Agliardi, di Biondini. Alle caterve di gol di Ricciardo e Alessandro, altro che Lamin Jallow. Al ritorno tra i professionisti, alle vittorie in coppa a Rimini e Ravenna. In quel momento Luca Ricci e Nicola Capellini sono due meteore che giocano nel Monopoli e nel Santarcangelo…

No, non ci penso. C’è tutto un altro mondo su cui concentrarsi. E poi questa cioccolata calda è veramente buona come dicevi. Così deliziosa, da non riuscire a fare a meno di pensarci proprio adesso. Sebbene tu ed io non ci si parli ormai da mesi. Sebbene qui al Manuzzi ci sia la Reggiana, o come si fa chiamare ora. Mentre, fra mille difficoltà, è il Cavalluccio ad imporre il proprio atteggiamento audace.

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