La Lanterna #23 | This is my yard now

di Bruno Rosati
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Roman Reigns, il campione
Roman Reigns, il campione

È il 3 di aprile del 2017. All’Amway Center di Orlando, negli Stati Uniti, in Florida, circa diciottomila persone all’interno del palazzetto attendono l’inizio di Monday Night Raw. D’un tratto le luci si fanno soffuse, si accende la musica: Roman Reigns esce allo scoperto e lo show può cominciare.

Mentre si dirige verso il ring, Roman Reigns viene sommerso dai fischi degli spettatori. La sera prima, nel main event di WrestleMania, Reings ha sconfitto Undertaker in un incontro durato circa ventitré minuti. Chi segue il wrestling sa bene che l’ultimo incontro di WrestleMania (il main event) sta a questa disciplina come la prima della Scala sta al teatro o la finale di Champions League sta al calcio. È ciò che tutti attendono per un anno. E Undertaker è il performer più iconico di tutta la storia del Grandest Stage of Them All, un’istituzione per i proseliti della più bizzarra variante della lotta libera.
Il pubblico non può perdonare a Roman Reigns la vittoria della sera antecedente. Da tutti viene considerato un privilegiato che ha potuto beneficiare di nepotismo. Tutti credono si trovi in cima al mondo solo grazie a suo cugino Dwayne Johnson, celebre attore di Hollywood precedentemente conosciuto come ‘The Rock’.

È ciò che è accaduto al termine della partita di domenica, quando il presidente del Matelica Canil ed il suo allenatore Tiozzo lanciavano accuse pesanti nei confronti dei bianconeri. A loro dire, Real Giulianova-Cesena non è stata una partita di calcio bensì un match di wrestling, un mondo nel quale il risultato finale è predeterminato. 
È ciò che è accaduto pure a mister Angelini durante tutto l’anno, quando dopo ogni successo ottenuto si diceva fosse scontato perché il Cesena era troppo più forte delle contendenti.

Oggi il nostro Roman Reigns è Angelini. A dirla tutta, non è che Beppe somigli molto a questo colosso di 189 centimetri per 132 chili, con il fisico da culturista. Angelini però può permettersi di agire alla stregua di quanto fatto da Roman Reigns il 3 aprile di due anni fa. Una volta giunto all’interno del quadrato, Roman lascia che il pubblico si sfoghi e gli urli addosso quel che vuole. Lui ascolta, non dà troppo peso alla cosa e, non appena gli spettatori sono esausti, pronuncia lapidario: “This is my yard now”. E se ne va.

This is my yard now, questo è il mio posto adesso. Ciò è quel che può dirci Angelini oggi. Questo è il suo posto ora. Si giochi gli spareggi per lo scudetto con la meritata soddisfazione di aver già tagliato il traguardo e la giusta ambizione di voler puntare ancora più in alto. Zittisca anche lui gli scettici perenni.


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