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La Lanterna #31 | Però così non si può andare avanti

di Bruno Rosati
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È una bastonata sulla testa, di quelle che fanno male. Poderosa, lascerà il segno. Al fischio d’inizio di Cesena-Vicenza, il divario in classifica fra le due squadre era di 28 punti. Nella pratica, il Vicenza sta viaggiando ad una velocità doppia rispetto al Cavalluccio, quindi era preventivabile che si trattasse di una sfida sproporzionata, del tutto sbilanciata a favore degli ospiti. Ciononostante, la maniera in cui la sconfitta è maturata è stata alquanto dolorosa.

I tre gol messi a segno dalla squadra di Di Carlo sono stati tre regali confezionati dai bianconeri che Guerra e compagni hanno dovuto solamente scartare. Fa quasi impressione vedere come le prime due marcature nascano da azioni sviluppate in fotocopia dai veneti: recupero palla sulla trequarti (prima errore di Franco, poi di Butic), passaggio che taglia il centrocampo e trova la difesa sbilanciata in maniera tale da lasciare una delle due punte a tu per tu con il portiere. Ed è disarmante assistere all’arrendevolezza con cui viene permesso a Cinelli di mettere a segno il terzo gol calciando indisturbato (e con una buona dose di complicità di Marson).
Un altro aspetto poco incoraggiante è la tempistica con cui la seconda e la terza rete sono state incassate: a circa cinque minuti l’una dall’altra. Non è certo una novità: era già successo contro la Vis Pesaro. E poi ancora con la Triestina, con la Sambenedettese, con il Fano e con la Virtus Verona. Il più delle volte, dopo aver preso gol, non c’è reazione negli undici in campo, anzi sopraggiunge la tendenza a tirare i remi in barca. Un difetto che si protrae sin dallo scorso agosto.

Per fermare questa emorragia della difesa (sono già 15 le reti al passivo nel 2020, nessuna gara chiusa a porta inviolata), non si può fare altro che affidarsi al buon senso e al giudizio di mister Viali. Sin dal suo arrivo, il tecnico sta provando a dare maggior equilibrio ad una formazione ricolma di elementi che faticano a tenere la posizione in campo. L’allenatore è apparso piuttosto sorpreso (in negativo) e deluso dall’atteggiamento tenuto dai suoi dopo i timidi progressi mostrati nelle uscite precedenti. Ha già lasciato intendere che sarà questo l’aspetto su cui lavorerà nelle settimane a venire e, volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, se non altro è bene che una legnata di tale dimensione non sia arrivata in uno scontro diretto.

Sì, è vero, ci sono tutte le attenuanti del caso. Il Vicenza pu contare su un reparto avanzato dal curriculum micidiale e su una retroguardia di categoria superiore. Hanno vinto i più forti e va dato loro merito. È altresì vero che il Cesena ha strappato qualche buon punto fuori casa, così da sopperire almeno in parte ai numerosi scivoloni interni.
Però… C’è un ‘però’ grande come una casa: il Cesena non può permettersi di perdere così tante gare al Manuzzi. I passi falsi fra le mura amiche sono già sei, per trovare un campionato con più inciampi in Romagna occorre tornare alla sciagurata comparsata in serie A del 2014-2015 (in quel caso furono nove). Nessuno si aspettava di avere vita facile al Manuzzi come lo era in serie D (due sole sconfitte, contro Recanatese e Pineto). Ma pure negli ultimi anni di serie B, quando la mediocrità imperava sovrana e non c’era spazio per sogni di gloria, i campionati venivano chiusi con un massimo di tre sconfitte al Manuzzi.
Volendo fare un raffronto più verosimile, l’ultimo campionato di terza divisione terminato dal Cesena senza l’accesso ai play-off è stata la serie C1 del 2001-2002 e pure in quel caso le partite perse in casa furono solo quattro (contro Treviso, Pisa, Triestina e Spal).
Come detto, oggi sono già sei i rovesci casalinghi e di gare da giocare ancora al Manuzzi ce ne sono altrettante. È giunto il momento di darci un taglio, indipendentemente da chi faccia visita alla Fiorita, che si tratti del Vicenza capolista, della Lazio o del Manchester City. Il Cesena lo deve alla sua gente.

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