Se corre anche Laribi...

di Stefano Severi
articolo letto 3339 volte
Foto

1. In fondo cosa è cambiato in questi nove o dieci anni? Forse qualche nome, ma i concetti sono gli stessi di sempre. Schiavone è Sacilotto, Laribi è Salvetti e Jallow è Papa Waigo.  Poi vabbeh, Dalmonte non sarà Ferreira Pinto ma il concetto è chiaro: si gioca per il collettivo e non per l’individualità.

2. Per capire la vittoria di stasera e l’improvvisa, camaleontica, trasformazione del Cesena molle di Camplone a quello tremendamente solido di Castori bisogna fare qualche passo indietro e tornare alla famosa cessione di Crimi del 30 agosto. Camplone a Villa Silvia s’arrabbia e manifesta platealmente il proprio disappunto.

3. Quella sceneggiata non passa inosservata e Camplone viene convocato in Corso Sozzi: gli viene fatto presente che era stato avvertito da tempo dell’inevitabile partenza di Crimi e che il mercato era stato fatto seguendo le sue indicazioni. Ergo: o si è parte del progetto, o ci si dimette seduta stante.

4. Camplone non la pensa proprio così. Durante le lunghe telefonate estive dal Bagno Gilda gli era stato promesso che la squadra non sarebbe stata indebolita rispetto a quella della passata stagione ma la realtà è ben diversa. E poi no, lui non si dimette: se hanno coraggio, lo devono cacciare loro.

5. Ecco fatto il crack ad inizio stagione: allenatore e direttore tecnico che viaggiano su binari divergenti, come non succedeva dall’ultimo campionato di serie A. Tutti si ricordano come andò a finire, tranne forse in Corso Sozzi.

6. Camplone a questo punto è il primo a non crederci più e lo spogliatoio, i senatori in particolare, sono i primi a risentirne. Cambia spesso formazione, non dà certezze, lascia che la paura s’impadronisca della squadra. Il disastro di Vercelli è la naturale conseguenza di un progetto nato morto.

7. Arriva Castori, un Castori tecnicamente molto più preparato e meticoloso di quello conosciuto due lustri fa. Sistema la difesa, ricostruisce la linea di centrocampo, proibisce i retropassaggi. Riparte dai fondamentali. Soprattutto, elemento chiave, parla ai senatori del gruppo e li responsabilizza. Dentro Agliardi, spazio a Cascione (nonostante alcuni numeri da brivido), dentro Schiavone, spostamento di Laribi. E questi rispondo tutti alla grande: ma voi lo avevate visto correre Laribi prima di stasera?

8. Detto questo, merito a Castori che in una sola settimana ha già compiuto una rivoluzione copernicana, cogliendo un primo importante risultato: il Cesena non è più la squadra materasso del campionato. Riguardatevi le prime sette gare se vi pare poco.

9. Forse c’era un rigore per lo Spezia (fallo di Fazzi in area) e la rete romagnola è stata un po’ casuale, ma questo non sminuisce certo il risultato: anzi, sottolinea ancor di più come il Cesena sia stato abile nel capitalizzare gli episodi favorevoli che naturalmente, nel corso di un campionato, capitano. Si veda il doppio vantaggio sprecato a Vercelli.

10. In attesa di recuperare Cacia resta evidente il problema del gol: Jallow è più anarchico di Bakunin, Kone sottoporta ha i piedi quadrati e Dalmonte è ancora troppo ossessionato dalla ricerca della rete. Ci sarà da lavorare, certo, ma almeno non si morirà a dicembre. Almeno non sul campo.


Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI