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Andrea Rossi risponde a TuttoCESENA

di Redazione TUTTOCesena
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1. Da quanto tifi Cesena e quale episodio ricordi meglio?

Il mio primo ricordo al vecchio stadio Manuzzi risale al 1976, ero piccolo, avevo nove anni. In campo Cesena e Juventus. Vincemmo noi 2-1 con un gol di Bertarelli. Mi ricordo l'entusiasmo trascinante della gente, ma anche il volto un po' smarrito di mio padre che, pur seguendo con affetto il Cesena, era prima di tutto un grande tifoso juventino. Ma di quella partita ricordo soprattutto l'ambiente, ovvero i tifosi impazziti che saltavano di gioia per una vittoria entrata negli annali della storia del Cavallino. 

2. Chi è il tuo campione bianconero preferito?

Il mio campione preferito è stato Walter Schachner. A quei tempi - erano i primi anni Ottanta - avevo l'abbonamento in gradinata. E per noi adolescenti dell'epoca quel fulmine biondo ci sembrava un super-eroe. Era fisso là davanti, spesso solo nell'area avversaria, ma quando sfoderava la sua micidiale accelerazione puntualmente ci alzavano sulle punte e lo seguivamo col cuore in gola. 

3. Cosa ne pensi di un controllo del Cesena calcio da parte del Comune? In che modo potrebbe essere gestito?

Penso che il Comune, nel rapporto con la società di calcio, debba avere un ruolo da protagonista. E non solo quando c'è da festeggiare una promozione facendo le foto di rito al fianco di Campedelli o Lugaresi. Lo stadio, il marchio, i titoli sportivi sono simboli di questa città e di tutti i cesenati e, come tali, vanno difesi e tutelati con la massima attenzione. Occorre dunque un dialogo costante fra le parti, serve collaborazione e trasparenza, ma anche quel controllo serio e approfondito che, come dimostrano i fatti di cronaca, in questi ultimi anni è clamorosamente mancato. 

4. Metterai mano alla tribuna dell’Orogel Stadium-Dino Manuzzi durante i tuoi cinque anni di mandato?

A dire il vero, non ho ancora pensato in maniera approfondita agli eventuali lavori che servirebbero allo stadio, anche se il completamento della tribuna centrale - inutile negarlo - è un progetto che farebbe felice tutti gli sportivi cesenati. Ma a me non piace fare campagna elettorale con gli spot sul Cesena Calcio. Penso invece che sarà importante pianificare un progetto solido, continuativo e, soprattutto, ampiamente condiviso con la città. Ci sono tante idee, anche a livello di marketing, per valorizzare il marchio Cesena e ci sono tanti progetti bellissimi - come ad esempio il Museo del Cesena Calcio - che secondo me meritano di essere realizzati al più presto. 

5. Cosa ne pensi del gesto dell’onorevole Morrone che ha regalato la maglia numero 10 del Cesena al ministro Salvini?

Quello di Morrone per me è stato un gesto bello nei confronti di un'alta carica dello Stato che ha fatto visita alla nostra città. La maglia del Cesena per noi è un simbolo identitario, come la piadina e il Sangiovese, e dunque è un orgoglio per noi poterla donare come attestato di amicizia. Sono quei gesti che non hanno appartenenza politica perché, di fronte ai simboli, destra o sinistra non contano. Non capisco per quale ragione qualcuno abbia voluto alimentare questo clima di tensione: Lucchi l'aveva regalata a Renzi e Bulbi aveva fatto lo stesso con Letta. Eppure, benché i gesti siano stati assolutamente identici, in quelle occasioni non c'era stata alcuna contestazione. Non riuscendo a capire il senso di certe polemiche l'unica spiegazione che so darmi è quella di una paura ossessiva di perdere le proprie poltrone. E allora, anche i dettagli più futili diventano un pretesto per alzare polveroni. 

6. Tu sei fondatore e socio di Ferretti Consulting che si dovrebbe essere occupata di business plan e gestione dell’AC Cesena dal 2013. Fino a che anno Ferretti Consulting è rimasta a lavorare sul Cesena? Vi eravate accorti dei problemi che hanno poi portato al fallimento di AC Cesena spa?

Ma io penso che tutta Cesena si fosse accorta dei problemi economici della società. Da almeno 3-4 anni la notizia era di dominio pubblico. Ne avevano ampiamente parlato i giornali ed anche i tifosi sapevano delle criticità finanziarie, anche se in pochi ne avevano compreso le proporzioni. Come tutta Cesena, anche noi - con le nostre società - abbiamo provato a dare una mano per cercare quantomeno di indicare una soluzione percorribile e di salvare il salvabile. Noi almeno ci abbiamo provato. Ma cosa hanno fatto, in concreto, il sindaco e l'assessore allo sport per cercare di salvaguardare questo simbolo della città? In che modo hanno provato ad evitare il fallimento della società (quando la situazione non era ancora irrimediabilmente compromessa) o, perlomeno, a difendere il titolo della B che, in ogni caso, era un bene importante? Con quale strategia hanno tentato di salvare il patrimonio dei calciatori tesserati? Io non ricordo un solo provvedimento che sia andato verso questa direzione. E allora mi chiedo: siamo sicuri che abbiano vigilato con coscienza e trasparenza in questi anni? Per quale ragione tutta Cesena era a conoscenza, da tempo, del gravissimo dissesto finanziario e nessuno in Comune ha pensato di muovere un dito? In tanti sono saliti sul carro dei vincitori quando c'era da festeggiare una promozione salvo poi defilarsi non appena hanno compreso che la barca stava affondando. A quel punto, con un abile colpo di prestigio, la claque si è tramutata in inquisizione sottraendosi a tutte le responsabilità e scaricando il fango solo sulla società. Complimenti per l'operazione, ma al di là delle indagini ancora aperte, le responsabilità morali restano tutte. 

In che rapporti sei con Corrado Augusto Patrignani? È vero che ha caldeggiato la tua discesa in campo?

Io ho un ottimo rapporto con il Presidente. Ed è anche normale che sia così. Lavoro da 30 anni nel mondo delle imprese cesenati e dunque, nel corso della mia attività professionale, ho spesso collaborato con le associazioni di categoria. Ma non solo con Confcommercio. Ad Augusto mi lega un rapporto di reciproca stima, ma ogni altro discorso mi pare del tutto infondato.


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