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Nicoletta Tozzi, la mente dietro i 10mila cuori bianconeri

di Patrick Lavaroni
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La campagna abbonamenti del Cesena è prossima alla chiusura. Numeri buoni anche quest’anno; sentiamo quindi la mente dietro la solida base su cui poggia tutto questo seguito bianconero. Si tratta di Nicoletta Tozzi, ex atleta mezzofondista che grazie alla passione per lo studio si è costruita una carriera come consulente di marketing. Tanti numeri, “trucchi del mestiere” e pure un succulento aneddoto vi aspettano nelle prossime righe.

Come è iniziato il suo rapporto con il Cesena Calcio?

Vi sono entrata nel 2003-2004 come consulente esterno poiché gli imprenditori che facevano da sponsor avevano chiesto un progetto di marketing. Da ex atleta e gran tifosa ho accettato con entusiasmo. Eravamo agli albori,nel Cesena non c’era nemmeno un ufficio marketing così in collaborazione con Francesca Foschi (la figlia di Rino) lo abbiamo aperto. Era il primo della storia della società.

Su cosa verteva il progetto?

Il Cesena aveva già varato l’azionariato diffuso. L’obiettivo era coinvolgere le aziende del territorio, così con il mio progetto intitolato “Cesena cresci in bianconero” riavvicinammo la squadra alle realtà circostanti. Col progetto ci fu la prima sala hospitality allo stadio, diversi pacchetti di visibilità ed eventi con gli sponsor.

Un altro suo importante progetto è quello degli abbonamenti. Come si arrivò ai numeri del 2008 e 2009?

Quello del 2009 è un passaggio storico molto importante ma per comprenderlo bisogna ricordare i dati degli anni precedenti. Nel 2003 in C senza un ufficio marketing c’erano 1042 abbonati; nel 2004 in B ne avevamo 2710. Nel 2006 con la discesa in B di Juventus, Napoli e Genoa toccammo quota 5004 chiudendo 15° in classifica. L’anno seguente fu quello di una retrocessione deprimente; in C era necessario richiamare il vecchio cuore bianconero. Alla prima conferenza stampa di Bisoli ho rivisto in lui il carattere battagliero di Castori, un allenatore che amavo, così ho pensato di incentrare lo slogan della campagna  “Un solo obiettivo dare tutto” sulle 21 battaglie che ci attendevano. Raggiungemmo 4343 tessere, un risultato simile alle 4784 dell’anno prima in B. Con la promozione ci fu un exploit con 8175 abbonati, superando la soglia dei 10mila con la Serie A.

Quali sono stati i segreti per fidelizzare tutti questi tifosi?

Molto importante fu il lavoro di marketing sociale. Avviammo dei progetti con le scuole, portando allo stadio gratuitamente i ragazzini delle medie e quelli del settore giovanile. Furono lanciate agevolazioni per donne e anziani oltre all’abbonamento famiglie che dopo un iniziale flop portò 400-500 tessere. Valorizzammo il settore dei distinti da cui erano state tolte le barriere, il posto ideale appunto per le famiglie.

Lo stadio si aprì così anche ad altri strati sociali.

Il lavoro con le associazioni di volontariato ci permise di valorizzare i restanti 15000 posti liberi. Ad esempio una volta invitammo allo stadio gratuitamente 1200 cittadini extracomunitari intitolando l’evento “La giornata dei nuovi cittadini”, sul loro biglietto compariva il prezzo simbolico di 1 euro. Temevamo delle reazioni negative ma quando dalla curva venne srotolato uno striscione, leggemmo: “1 euro ai nuovi cittadini, 11 euro e i soliti cretini”, una provocazione ironica che riportando il nome dell’evento ci portò ulteriore pubblicità. 

Come proseguì il suo lavoro nell’AC Cesena?Qualche aneddoto particolare?

Riepilogando dopo la mia assunzione nel 2004 ho sempre svolto il ruolo di consulente. Con l’arrivo di Campedelli sono stata ricontattata dopo un anno e ho collaborando fino al 2014 occupandomi sempre di marketing sociale e organizzazione di eventi. Ricordo in particolare un aneddoto inerente a Mutu. Doveva essere il volto della campagna abbonamenti; per compensare la sua “fama” decisi di affiancargli un professionista esemplare come Antonioli. Nel giorno dello scatto delle fotografie eravamo tutti puntuali allo stadio meno che Mutu…è stata l’unica volta in cui ho sentito una parolaccia proferita dal grande portiere.

Cosa l’ha portata a seguire questa strada dopo la carriera sportiva?

Ho sempre considerato lo sport come una parentesi che sarebbe durata fino a 30 anni ma ho deciso di mantenere un legame con questo mondo studiando marketing per lo sport. Non avete idea di quante metafore su Castori e Bisoli ho usato nelle lezioni di leadership aziendale.

I suoi progetti attuali?

Ora mi occupo di formazione aziendale nell’area marketing, vendite e leadership per chi guida gruppi di lavoro. abbino la formazione al business coaching per gli imprenditori e di mental coaching per gli atleti di alto livello. Ho seguito anche un perno dell’ultimo Cesena in B: un atleta molto in gamba che viveva un momento di difficoltà. Con 3 sessioni ha rimesso a fuoco le cose ed è tornato ad esprimersi ad alti livelli. Il mio ultimo progetto prevede di seguire gli allenatori di diversi sport, spesso tatticamente preparatissimi ma meno formati rispetto alle tematiche della psicologia. Queste ultime consentono di gestire al meglio i gruppi e le tante individualità che esprimono.


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