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Parla Ludi: “Ecco chi è Viali”

di Patrick Lavaroni
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Carlalberto Ludi, ex difensore centrale e colonna della storia recente del Novara, l’anno scorso ds dei piemontesi, ora al Como, ci racconta qualcosa di più su William Viali, l’outsider che ha vinto la corsa alla panchina bianconera.

Ludi, perché si puntò su Viali?
“Lo reputavo competente, moderno e con una buona esperienza in C. Era emerso un discreto potenziale nei suoi incarichi precedenti: al Südtirol (nella stagione 2016-17 ndr) aveva costruito una squadra molto organizzata, al di là di come andò la stagione. Al Cuneo (stagione 2017-18 ndr), attraverso un agonismo non banale, raggiunse gli obiettivi predisposti. Viste quindi queste componenti metodologiche e agonistiche fu scelto. Ha un profilo da ex giocatore ed è una persona leale e corretta”.

Quali erano gli obiettivi di quel Novara?
“Un’annata assurda. Data la retrocessione della stagione precedente, gli obiettivi erano due, e molto chiari: rientrare nei parametri economici ed essere competitivi come sempre negli ultimi anni. Poi purtroppo ci sono state le vicende del ripescaggio in B, dovute anche al fallimento del Cesena. Cominciammo ad adoperarci per la B chiudendo operazioni di mercato non formalizzate. Alla fine ci ritrovammo in C date le forzature della Lega. Il campionato partì in ritardo e non facilitò nelle primissime fasi. Alcune realtà come Pro Vercelli ed Entella reagirono bene, altre subirono la situazione. La squadra era competitiva ma pagammo gli strascichi della retrocessione e le difficoltà del mercato”.

Come proseguì l’annata?
“La fase iniziale fu di alti e bassi. Ci furono passi falsi clamorosi in casa e prestazioni importanti. Ricordo il 3-0 al Piacenza, squadra lanciatissima che sfiorò la promozione. In Coppa Italia andammo avanti bene: arrivammo a fronteggiare la Lazio. Trovammo continuità in termini di risultati utili, ma senza riuscire a trasformare i pareggi in vittorie. Dopo gennaio cercammo la svolta nella gare contro Piacenza e Carrarese. Arrivò un solo punto e la squadra si spense emotivamente. In seguito perdemmo con la Pro Patria e contro la Pistoiese non arrivò nessuna risposta emotiva. Viali era l’unico elemento che potevamo toccare per scioccare l’ambiente. Puntammo sul profilo caratteriale di Sannino per ricreare energia, salvo poi richiamare Viali per la disputa dei playoff”.

Nel mezzo arrivarono anche le sue dimissioni.
“Il 16 marzo dopo la sconfitta col Cuneo. Mi presi le mie responsabilità. Un passo indietro per il senso di dovere e responsabilità verso la piazza per cui ho giocato tanti anni”.

Il Novara raggiunse comunque i playoff da 9°. Ha senso un meccanismo così ampio?
“Ha dato qualcosa in più al campionato. Le partite di fine stagione hanno più valore. Prima diverse squadre già salve che non potevano ambire ai playoff smettevano di essere competitive. Ora si creano nuovi obiettivi. Certo i playoff sono una lotteria estenuante, di fatto si tratta di un altro campionato”.

Ora lei si trova al Como.
“Ho cercato di essere indirettamente vicino a Viali quando l’hanno richiamato, poi c’è stato il colloquio con il Como. Avevano appena vinto la D: per loro gli ultimi 15 anni sono stati travagliati. È un progetto stimolante, mi sento ben allineato con la proprietà”.

Un commento sull’approdo di Viali a Cesena?
“Al di là della stagione scorsa ha dimostrato di saper produrre calcio. Sono contento che a Cesena abbiano scelto il suo profilo. È l’ambiente giusto e lui è un allenatore aperto al dialogo. Gli faccio un in bocca al lupo”.

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