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ESCLUSIVO Angelini: “Ora parlo io! Ho un paio di cosette da dirvi…”

di Flavio Bertozzi
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Giuseppe Angelini torna a parlare del Cesena. In esclusiva. Dopo un lunghissimo (ed assordante) silenzio. E ha davvero tante cose da dire, colui che la scorsa stagione ha riportato il Cesena fra i professionisti.

Mister, da quel 5 maggio 2019 sono passati appena 8 mesi. Eppure, la festa di Giulianova, sembra lontana anni luce.

“Sì, lontanissima. Io però, a quella fantastica cavalcata, ripenso ogni santo giorno. Soltanto io so quante difficoltà ho dovuto superare per poter portare il Cesena fuori dall’inferno della serie D…”.

Il vero valore di quella promozione, forse, si capirà fra qualche anno.

“In molti, a Cesena, non si sono ancora resi conto di quello che siamo riusciti a fare. In troppi hanno dato per scontato quello che invece non era affatto scontato. Giornalisti. Tifosi. Dirigenti…”.

Il suo Cesena, però, era stato costruito per vincere. E, lo dico chiaro e tondo, era finito anche in un girone non certo insuperabile...

“C’è un dato di fatto: non è mai facile ripartire dopo un fallimento, non è mai facile vincere subito. Vi siete forse dimenticati in che modo sono andati su il Modena e la Reggiana? Grazie a un ‘semplice’ ripescaggio. Noi, invece, la C ce la siamo meritata sul campo. Gara dopo gara. Senza aiutini esterni”.

Nella stagione in corso anche le corazzate Foggia e Palermo stanno incontrando tante difficoltà.

“Ecco, vedi allora che ho ragione io? Il calcio non è un’equazione perfetta. Ma qualcuno, questa cosa, non riesce ancora a mettersela bene in testa…”.

Domandona: quando ha capito che non sarebbe stato lei l’allenatore del Cesena 2019-2020?

“Vuoi che ti dica la verità? Già a dicembre 2018 avevo capito che a maggio sarei stato ‘segato’ dalla società. Indipendentemente dall’esito finale del campionato…”.

Quindi, dopo la festa di Giulianova, con la serie C in cassaforte, è stato più facile mandare giù quel boccone amaro?

“No, questo no. Non è mai facile accettare un siluramento a cuor leggero. Soprattutto dopo che hai vinto un campionato al primo colpo. A casa tua. Fra mille difficoltà. Fra…gufi e malelingue. Perché, semmai ce ne fosse ancora bisogno, lo ripeto anche in questa sede: Cesena è piena di gufi e malelingue”.

Ma perché Angelini non è stato confermato? 

“La domanda me la sono fatta anche io. Tante volte. La risposta, però, non l’ho mai trovata. La società mi ha solo detto che non potevano più tenermi. Che un Angelini-bis avrebbe regalato tante incognite. Troppe incognite…”.

Si è sentito tradito dal Cesena?

“Tradito. Scaricato. Silurato. Usa te la parola giusta. Fra l’altro, dopo avermi negato la panchina della prima squadra, ‘quelli’ del Cesena hanno anche cercato di darmi un incarico nel settore giovanile. Ma io, ovviamente, ho detto di no. La dignità viene prima di tutto”.

Ogni società, però, è libera di prendere le proprie decisioni. Secondo Patrignani & Company, lei e il suo gruppo di giocatori, forse non eravate adatti alla serie C…

“Ecco, hai toccato il tasto giusto. Per un attimo lascia fuori da questo discorso il sottoscritto. Che poi magari, su questo tema, ci ritorniamo più avanti. Parliamo invece ora solo dei giocatori: ma come puoi dire che gente come Alessandro, Ricciardo o Tonelli non è adatta per la C? Tutte cazzate…”.

Se lei fosse stato il…Cesena cosa avrebbe fatto dopo aver raggiunto la C?

“Non avrei trattato come appestati tanti eroi di quella promozione. Non avrei messo in atto quell’incredibile maxi-rivoluzione che, in un colpo solo, ha spazzato via il lavoro di tanti mesi. Avrei puntato su 9-10 giocatori di quella rosa. Avrei preso 12 innesti. Poi avrei anche tenuto Biondini, come dirigente. Fidatevi di me: anche lo straordinario lavoro che ha fatto Davide lo scorso anno non è stato capito da molti. Biondini è stato semplicemente fon-da-men-ta-le!”.

Lei si fidava ciecamente del suo gruppo…

“…perché quel gruppo era composto da gente vera. Da gente con le palle. Da gente che, pur di venire a giocare a Cesena, si era ridotta volutamente lo stipendio. Da gente che…si è fatta tatuare un Cavalluccio sulla schiena. Nel calcio, spesso, le motivazioni contano più della tecnica. Nel calcio sono le motivazioni a fare la differenza. Ecco perché forse, con i dovuti aggiustamenti, il ‘mio’ Cesena avrebbe potuto fare subito bene anche in C. E sottolineo la ‘parolina’ subito…”.

Lei dunque avrebbe confermato anche un ‘certo’ Angelini?

“Sì, lo avrei confermato. Poi, se le cose fossero naufragate, avrei cambiato in corsa. Come ad esempio ha fatto il Bari, con mister Cornacchini. Lui almeno, a differenza di me, una chance dopo la promozione l’ha avuta…”.

Durante quella cavalcata dalla D alla C c’è stato un momento in cui si è sentito solo?

“Tante volte, attorno a me, ho sentito la mancanza di fiducia da parte della società. So per certo che, dopo quel ‘famoso’ 1-1 interno col Campobasso, c’era chi voleva farmi fuori: avevano contattato anche un altro allenatore. Qualcuno mi ha anche detto che mi volevano cacciare pure a quattro giornate dal termine. Ad aprile. Dopo il pari col Montegiorgio. Se la stavano facendo letteralmente sotto, a Cesena. Ma non se la sono sentita di rischiare così tanto. E mi hanno tenuto sino alla fine…”.

Suvvia, mister: ci sta che un datore di lavoro metta in discussione il suo dipendente. Chi paga lo stipendio ha sempre il coltello dalla parte del manico. Da sempre.

“Su questo non ci piove. Ed infatti non ho mica detto che Angelini doveva essere considerato un intoccabile, ci mancherebbe altro. Ti ho solo detto come sono andate realmente le cose. Ripeto: qualcuno, nella stanza dei bottoni bianconeri, ha dato per scontato delle cose che invece scontate non erano. Qualcuno si è dimenticato che ad agosto eravamo partiti con una vagonata di giovani del Romagna Centro e con tante scommesse. Di qualche giocatore sapevamo poco o nulla…”.

Anche io, qualche volta, l’ho criticata. Per qualche suo discutibile cambio a gara in corsa. Per un gioco non proprio spumeggiante. E per quella sua ‘sparata’ sui gufi e le malelingue. 

“Se la critica non va a colpire la professionalità di un individuo…è sempre ben accetta. Un giornalista può e deve criticare, se quello che vede o che sente non è di suo gradimento…”.

Come mai un allenatore che in carriera ha arpionato ben tre pass per la C è ancora a spasso?

“Non lo so. Si vede che non ho sponsor importanti. Si vede che ho troppi difetti. La gente, prima che cominciassi la mia avventura sulla panca bianconera, mi diceva: ‘Vedrai Beppe, se vinci il campionato col Cesena al primo colpo la tua carriera svolterà…’. Ecco, ora lo posso dire: la svolta, purtroppo, non c’è stata. Anzi, ora è anche peggio di prima. Molto peggio…”.

Sappiamo però che lei, la scorsa estate, ha detto di no al Messina.

“Ho detto di no al Messina perché in Sicilia volevano andare su a tutti i costi ma senza avere a disposizione un budget adatto alle loro velleità. Se è per questo, negli ultimi due o tre mesi, ho anche parlato con altri club. Ma la fumata bianca non è mai arrivata”.

Un allenatore che vince un campionato e che poi viene scaricato in questo modo può andare in depressione?

“Magari in depressione no. Però è chiaro che, mazzate del genere, non fanno bene al morale. Ho sicuramente vissuto settimane difficili. Io, non dimenticatevelo mai, non ero solo l’allenatore del Cesena. Ero l’allenatore-tifoso del Cesena…”.

Della truppa di Modesto che ci dice?

“Quella maxi-rivoluzione di cui parlavo pocanzi ha avuto i suoi effetti negativi nel girone di andata, dove sono stati persi per strada tanti punti pesanti. Penso che però, nel girone di ritorno, le cose potranno andare molto meglio. Nella rosa bianconera, secondo me, ci sono diversi giovani interessanti”.

Passano gli anni ma il vecchio Conte di Bollate è sempre fra i migliori in campo…

“Non è certo un caso se il Cesena ha iniziato a dare i primi veri segnali di risveglio proprio quando De Feudis è stato tolto dalla ghiacciaia. E lo stesso discorso lo possiamo fare anche per Ciofi e per Valeri. Sono tutti, guarda caso, reduci di Giulianova 2019. Bertozzi, io non mi sto inventando niente. Sto solo cercando di ‘leggere’ il girone di andata…”.

Il Cesena è…

“…una Ferrari fiammante con un impianto a metano. Un club così importante, un club con questo fascino, un club con quasi 9000 abbonati, non può vivacchiare così in serie C…”.

Per poter tornare a sognare (quasi) in grande ci vogliono tempo. Idee. E soldi. Tanti soldi. 

“Vero. Bisogna fare un passo alla volta. E non scordiamoci mai da dove siamo partiti un anno e mezzo fa. Fino a luglio 2018, il Cesena, era una Ferrari che non aveva nemmeno i soldi per andare a fare il pieno di metano…”.

Mister, quanta voglia ha di tornare in pista?

“Tanta. Tantissima. Il calcio è ancora la mia vita. Io continuo a restare alla finestra, prima o poi ripasserà il treno giusto anche per me. Nella vita non bisogna mai perdere di vista l’ottimismo”.

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