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Foschi ‘smemorato’. Critica l’Inter ma dimentica il Cesena

di Redazione TUTTOCesena
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L’ex direttore tecnico bianconero ha rilasciato dichiarazioni sulla situazione debitoria del club campione d’Italia.
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© foto di tifosipalermo.it

“Io vedo solo un business emergente. È solo business. Non c’è più il calcio, la passione. Mi sono anche stancato di ripetere sempre le stesse cose… È tutta questione di business ora. Siamo in mano a dei fondi che guardano solo alla borsa, non gli interessa della passione”.
Così commenta Rino Foschi l’attuale situazione finanziaria dell’Inter, società indietro con il pagamento degli stipendi dei propri tesserati. Contattato telefonicamente da TMWradio (a questo link potete ascoltare il suo intervento), l’ex direttore tecnico bianconero esterna dubbi sulla regolarità del campionato che sta per concludersi: “Per me se non paghi gli stipendi non sei in regola e lo Scudetto così lo vince realmente l’Atalanta”. La sua ‘radicata simpatia’ per la Dea è cosa arcinota, inoltre può darsi che non sia al corrente del provvedimento formalizzato dalla FIGC lo scorso gennaio. In sostanza, la Federcalcio consente in via del tutto eccezionale alle società professionistiche di accordarsi (nel caso ce ne sia bisogno) con i calciatori per ritardare il pagamento degli stipendi, in maniera tale da fronteggiare la crisi di liquidità dovuta ai mancati introiti causati dalla pandemia.

Che Foschi abbia idee ‘particolari’ su quali siano i problemi che ammorbano il calcio italiano lo si sa da tempi non sospetti. Nel marzo 2015, in merito alla situazione del Parma che sarebbe fallito di lì a pochi mesi, aveva detto: “Le plusvalenze sono un’arma a doppio taglio. Ma gli errori sono una cosa, il dolo un’altra. Sono semplicemente debiti rimandati, non prendiamoci in giro. Sono perfettamente legali, […] il problema è solo marginale”.
Foschi oggi lascia intendere che le sue perplessità sulla proprietà straniera del biscione siano dovute ai suoi personali trascorsi, nella sua ultima esperienza lavorativa. Afferma infatti: “Due anni fa a Palermo sono diventato persino presidente pur di difendere la quinta città d’Italia! Guardate cosa mi hanno fatto! Con tutto quello che mi è successo sono ancora a casa…”
La parentesi in rosanero terminata nel 2019 deve aver lasciato più di qualche strascico. Nel cercare di stemperare i toni però Foschi involontariamente rincara la dose, affermando di aver lavorato anche per “società buone, come Verona e Cesena. Quello stesso Cesena, fallito nell’estate 2018, che ha lasciato inadempiuti i pagamenti delle ultime mensilità dei propri dipendenti. Oltre a 73 milioni di euro di debito nei confronti del fisco.

Quel fallimento, una ferita ancora aperta per tutta la Romagna bianconera, vede fra gli indagati anche lo stesso Rino Foschi che ora deve difendersi in un procedimento penale. Nessuno può (né deve) essere definito colpevole prima della sentenza definitiva nei tre gradi di giudizio. Foschi per altro ha tutto il diritto di dire la sua su argomenti che riguardano il mondo che orbita a ciò che è stato il suo lavoro per una vita. Ma è altresì diritto di chi ascolta le sue dissertazioni commentarle a propria volta. E se si può trovare indelicato il fatto che Foschi parli della situazione debitoria di qualche club, sentirlo menzionare il suo passato a Cesena come esempio di buona società è del tutto inopportuno.

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