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Il rimpianto di Capelli: “A Cesena avrei potuto restarci tutta la vita”

di Bruno Rosati
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Oltre cento partite ed un gol messo a segno con la maglia del Cavalluccio. Un altro centinaio di gettoni in massima serie, suddiviso fra Atalanta e Cesena. Una promozione in Serie A conquistata in bianconero. Silente e serafico ogni volta che la squadra brillava di luce propria e viaggiava a spron battuto. Sempre pronto a metterci la faccia a nome di tutti i compagni, davanti a stampa e tifosi, nei momenti di maggiore difficoltà.
Senza azzardare, potremmo definirlo il difensore più iconico della recente storia bianconera. Ma in fin dei conti, quando si tratta di Daniele Capelli non c’è bisogno di alcuna presentazione.

Capelli, sono passati più di tre anni dalla sua dipartita da Cesena ma ancora oggi è difficile parlarne a cuor leggero.
“Indubbiamente. Si è trattato di un addio silenzioso. In quel momento nessuno si è fatto vivo con me o si è posto il problema. Non è stata avanzata nemmeno un’idea. Ci sono rimasto male. Ci sono rimasto male veramente”.

A distanza di tempo, si è dato una risposta sul perché sia stato trattato così?
“Non si fidavano delle mie condizioni fisiche. Non mi do altre spiegazioni”.

Negli ultimi vent’anni, chiunque abbia militato nel Cesena per quattro o più stagioni ha una media di 25-30 presenze l’anno. Dato che pure lei rientra perfettamente in questa statistica, perché ci dovrebbero essere maldicenze sulla sua tenuta fisica?
“Questo non lo so. In tutta onestà, non ho mai dato troppo adito a certe voci. Diciamo che nella mia ultima stagione a Cesena qualche problemino l’avevo palesato. Per diversi mesi, il ginocchio non mi ha dato tregua. Poi però avevo recuperato alla grande, da marzo in avanti le avevo giocate praticamente tutte. Avevo dimostrato di stare bene”.

Un anno dopo la sua uscita di scena, il Cesena è andato incontro alla pagina più nera dei suoi ottant’anni. Almeno lei si è evitato di patire il fallimento.
“Ecco, magari dal punto di vista strettamente lavorativo mi è andata bene rispetto ad altri miei ex compagni. Però non crediate che per me quelli siano stati giorni facili. Vedere il Cesena sparire dal professionismo è stato molto doloroso, anche a distanza. Dopo un biennio difficile per la mia carriera, Cesena mi ha dato la possibilità di tornare ad essere un vero giocatore. Ed io per il Cesena avrei fatto tanto, avrei potuto pensare di fermarmi a vivere lì. Era davvero una seconda casa”.

Nel 2012 è toccato a Lauro. Poi Succi. Poi lei. Lo stesso De Feudis ci è passato più e più volte. Ora è il momento di Agliardi. Perché Cesena sembra non voler mai trattenere gli uomini che più si sono integrati con la piazza?
“Non so proprio cosa dire. Ora le cose le vedo da fuori e non posso conoscere determinate dinamiche. Probabilmente saranno valutazioni fatte sulla base dell’età che avanza… Però vorrei dire una cosa in proposito”.

Prego.
“Non sono d’accordo con questo modo di fare. Almeno una proposta è bene formularla. Poi dopo spetterebbe al giocatore valutare se sia adeguata alle proprie aspettative o meno. Conosco bene sia Beppe, sia Chicco. Sono ragazzi che per il Cesena hanno dato tutto e ancora oggi farebbero carte false per continuare a dare il proprio contributo. Hanno giocato ad alti livelli e se ci si affida a loro si va sul sicuro.
Voglio dire: mai una lamentela, mai una parola fuori posto, nessuna pretesa di giocare a tutti i costi. Sono un esempio per tutto lo spogliatoio, una squadra si basa anche su questi aspetti qui”
.

Passando ad argomenti più leggeri, la ‘sua’ Atalanta vincerà la Champions League?
“Secondo me sì. Mancano poche partite e ha le carte in regola per vincerle. È una brutta bestia per chiunque le si pari davanti, indipendentemente dal blasone. Non si tratta solo di ritmo e corsa. L’Atalanta dispone di grandi giocatori messi al servizio di un’organizzazione pressoché impeccabile”.

Eppure pochi giorni fa Caldara, il suo vecchio compagno di reparto in bianconero, ha rimediato una magra figura nel derby contro le rondinelle…
“È stato solo un passo falso. Mattia è un ragazzo talmente inquadrato e preciso che tornerà più forte di prima. Sono sicuro che si lascerà alle spalle l’ultimo periodo travagliato. E poi, per bergamaschi come noi, è sempre tosto disputare una gara particolarmente sentita come quella contro il Brescia”.

Chiudiamo con una domanda personale: cosa c’è nel futuro di Daniele Capelli? Per caso la vedremo nel Cattolica, assieme a Cascione e qualche altra conoscenza a tinte bianche e nere?
“Perché mi fai questa domanda? [ride, ndr]… Ti dico con sincerità che non ci ho ancora pensato. Molti campionati devono ancora terminare, ci saranno poi tante situazioni imprevedibili legate alla crisi dovuta al coronavirus. Occorre riflettere con calma e ponderare bene ogni minima scelta”.

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