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L’ex Farabegoli poteva giocare nel Manchester City, è finito a Pesaro…

di Patrick Lavaroni
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© foto di SoloVisPesaro.it

Uno degli ultimi prodotti del vivaio del defunto AC Cesena, Tommaso Farabegoli sfiorò il debutto sotto la gestione Camplone e non dimentica la società in cui è cresciuto. Difensore centrale, oggi è di proprietà della Sampdoria che l’ha girato in prestito alla Vis Pesaro per il secondo anno consecutivo. Il classe ’99 conosce bene l’importanza della gara di domani.

Farabegoli, parlaci del tuo rapporto col Cavalluccio.
“Il Cesena lo devo solo ringraziare, sono stati i primi a credere in me. Camplone è stato l’allenatore che mi ha portato in prima squadra, poi c’è stato il suo esonero e la storica salvezza con Castori… l’ultima dell’AC Cesena. Dopo il fallimento mi ha acquistato la Sampdoria, altrimenti non vedevo futuro se non a Cesena”.

Nel mezzo c’è stata la parentesi al Sassuolo.
“Sì, stare in prima squadra così giovane era bello ma allo stesso tempo era impossibile trovare spazio. In classifica la situazione era delicata  quindi era difficile che debuttassi. Sassuolo è stata una scelta mirata per giocare (nel campionato Primavera 1 ndr). Alla fine del prestito sono rientrato a Cesena prima del fallimento”.

È vero che il Manchester City si interessò a te?
“Si, non ricordo bene, avevo 14-15 anni, forse anche meno. È stato passeggero, non ci ho dato peso; a quell’età certe cose le gestisce la tua famiglia. L’interesse c’era ma il tutto è stato un po’ ingrandito. Loro mi avevano visto ad un torneo ma dopo nessuna delle due parti ha approfondito”.

Hai menzionato la stagione 2017-18, chi ricordi di quel gruppo?
“Perticone che giocava nel mio ruolo, poi Cascione, Fazzi e Donkor: sono quelli che sentivo più vicini. Mister Camplone si dedicava molto alla squadra ma non costruiva rapporti molto approfonditi coi singoli giocatori, figurati con un 17enne. Però mi ha chiamato nel ritiro estivo e mi faceva giocare spesso in amichevole”.

Un ottimo periodo per te.
“Ho fatto un gran ritiro quell’anno. Ero carico, in campo viaggiavo come se avessi 15 kg in meno. Si dice ‘batti il ferro finché è caldo’ e così ho fatto. Io sentivo l’appoggio dell’allenatore e dei compagni, una gran cosa dal punto di vista psicologico. Prima della Coppa Italia Camplone mi aveva provato nella difesa a 3 titolare, forse avrei debuttato se non mi fossi fatto male alla caviglia. Ne ebbi per un mese e mezzo dopo. Nonostante ciò quella è stata la settimana più esaltante della mia carriera”.

Come vivi la Lega Pro al tempo del Covid?
“La paura è dietro l’angolo, i tamponi settimanali ci tengono sulle spine. Si rischiano settimane di lontananza per positività. Va detto però che noi siamo calciatori pagati, questi problemi non ci devono spaventare”.

Dicci qualcosa sulla squadra che detiene il tuo cartellino: la Sampdoria.
“Quest’estate dovevo partire per il ritiro nonostante fossi già ‘promesso sposo’. Sarebbe stato un premio per la buona stagione passata e una possibilità di farmi vedere. Quest’estate complicata ha fatto sì che tornassi subito a Pesaro dove sto bene. Quest’anno abbiamo un bel progetto, siamo partiti malino ma ci rifaremo. Con la Samp ho un bel rapporto, il mio contratto è stato rinnovato fino al 2023, un giorno spero di approdare in prima squadra”.

Che partita ti aspetti domani?
“Sarà aggressiva sul piano agonistico. Per me è una gara particolare, ci faremo trovare pronti e sono certo che non sbaglieremo l’approccio. Abbiamo la fortuna di giocare in casa anche se senza tifosi non c’è grande differenza. È una partita fondamentale, di quelle che possono toglierci dalla melma”.

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