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La gioia di Coser: “Cesena, finalmente sei tornato”

di Bruno Rosati
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Achille Coser in bianconero
Achille Coser in bianconero

Da Giulianova a Latina. Cinque anni sono passati dalla precedente promozione del Cesena. Certo, nel 2014 si passò dalla serie B alla serie A mentre oggi ci si deve ‘accontentare’ di essere tornati fra i professionisti. Emozioni differenti, a tratti pure contrastanti. Di sicuro, chi ha esultato in terra pontina ora non può che essere contento. Tra questi, Achille Coser, indimenticabile baluardo della porta che lo scorso fine settimana ha messo piede per l’ultima volta sul campo del Comunale di Bergamo con il suo Albinoleffe.

Coser, un’altra stagione è stata consegnata agli archivi, ora che si fa?
“Non lo so, non lo so veramente. Ho due richieste in serie D, una per giocare ed una per allenare. È un dubbio amletico quello che mi attanaglia. Ho sempre fatto camping estivi con i ragazzini e credo di avere la giusta predisposizione per sedermi in panchina a dirigere”

Il Cesena potrebbe ritrovarsi ad affrontare l’Albinoleffe, se capitassero nello stesso girone. Lei quindi non ci sarà?
“Eh, credo proprio di no. Ma voglio complimentarmi con il Cesena per la vittoria conseguita. Sono particolarmente felice soprattutto per Biondini, un ragazzo che ho conosciuto ai tempi delle nazionali giovanili e con cui ho coltivato un’amicizia di campo, pur non avendo mai giocato assieme in un club. E poi ovviamente per i compagni che erano con me, De Feudis e Agliardi”

La sua avventura in Romagna probabilmente si è chiusa troppo presto, lei che ne pensa?
“Non ho avuto il tempo di fare danni… [ride ndr] Mi sono però ritrovato in una situazione paradossale: sono passato dall’aver vinto una finale il 18 giugno a cominciare un ritiro da fuori rosa il 13 luglio. Di lì in avanti l’entusiasmo è iniziato a scemare.  Dopo tanto girovagare ho fatto una scelta di vita e mi sono avvicinato a casa, tornando nel mio Albinoleffe”

Comunque, nonostante una partenza difficile, anche quest’anno avete raggiunto una bella salvezza.
“Inizialmente non si era creata la giusta alchimia all’interno del gruppo. È stata poi brava la società ad intervenire, scegliendo giocatori d’esperienza e un tecnico come Marcolini che ci ha permesso di risalire”

Proprio Marcolini pare essere uno dei pretendenti alla panchina del Cesena…
“Sarebbe un’ottima scelta. È un grande conoscitore di calcio, avendo fatto già da giocatore tantissimi anni di A e B. E, conoscendolo, ho scoperto che sa pure essere un grande motivatore. Marcolini è uno che a prescindere consiglierei sempre a qualsiasi squadra”

Tornando alla sua esperienza in riva al Savio, quali pensieri riaffiorano dopo cinque anni?
“Il ricordo più bello che conservo della finale contro il Latina è la partita d’andata. Certe mie parate su Jonathas e Cisotti furono decisive. Sulla partita di ritorno ho invece ancora un po’ di rammarico: ho iniziato la gara da infortunato e non sono neppure riuscito a finirla”

Quegli infortuni l’hanno proprio falcidiata a lungo in quei mesi…
“Mi sono stirato tre volte in un anno. Purtroppo sapevo già a priori che con il sintetico avrei avuto dei problemi, mi è capitato ovunque, non solo a Cesena. Confrontandomi con il dottor Bazzocchi, ho deciso di continuare ad oltranza sino a quando la situazione non fosse del tutto compromessa. Non potevo sprecare quell’occasione”

Al suo approdo in Romagna disse che ‘era come essere al Real Madrid’. Suona azzardato come paragone, non trova?
“Assolutamente no, anzi lo ribadisco tuttora. Avevo già giocato a Novara e Vicenza ma l’atmosfera che si respira a Cesena è unica. Il Manuzzi è una struttura avvenieristica, proiettata nel futuro già da diversi anni, dovrebbero prenderlo come modello per tutti gli impianti di Italia. Qui a Bergamo si stanno adeguando soltanto adesso. E poi, diciamo pure le cose fino in fondo: scrivere la storia in una piazza così importante per me è stato come aver vinto la Champions League”

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