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Lauro: “Il Conte doveva continuare. Sogno un revival a Cesena…”

di Flavio Bertozzi
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Se l’inarrivabile Achille Lauro ha stregato (ancora) Sanremo, di sicuro il granitico Maurizio Lauro ha sedotto Castelfidardo. Prima esperienza da allenatore (titolare) nel calcio dei ‘grandi’, subito una strepitosa promozione in serie D. E se il buongiorno si vede dal mattino, l’ex Muro di Ischia farà tanta strada anche in panchina.

Lauro, qualcuno sta continuando a dire in giro che il Virus ci ha cambiato in meglio.
“Cazzate. Tutte cazzate. Il Covid-19, al massimo, ci ha cambiato in meglio soltanto per le prime 2-3 settimane di lockdown. Poi, piano piano, siamo tornati quelli di prima. Con i nostri difetti, con le nostre paturnie, con le nostre lacune…”.

Per colpa del Virus, il dorato mondo del pallone, è anche decisamente peggiorato…
“È davvero triste vedere tutte queste partite senza pubblico sugli spalti. Ti scappa anche la voglia di metterti davanti alla tv. Il calcio senza tifosi non ha senso. Mi auguro che si possa tornare alla normalità in tempi medio-brevi. Anche se la vedo dura. Durissima…”.

Non solo cose brutte. Questo 2020 ha salutato anche il suo primo campionato vinto da allenatore.
“In passato avevo fatto solo il collaboratore di Cornacchini all’Ancona o il vice di Cudini alla Sangiustese. Questa al Castelfidardo era dunque la mia… prima volta. E le cose sono andate davvero alla grande. L’Eccellenza marchigiana è un campionato tosto. Pensate solo che, al 2° posto (il campionato è stato sospeso definitivamente a marzo causa Covid-19, ndr) è arrivato l’Ancona. Non una squadretta qualsiasi…”.

Ora tenterà subito il bis in serie D?
“Magari! Il nostro budget, anche per colpa degli effetti del Virus, è addirittura più basso di quello della passata stagione. Proveremo a salvarci. E a lanciare qualche giovane interessante. Sarebbe già un risultato da applausi”.

A proposito di… giovani interessanti. Che ci dice dell’addio al calcio giocato del suo vecchio amico De Feudis?
“Rispetto la decisione del mitico Beppe, che a 38 anni ha fatto due conti e non ha saputo dire di no all’offerta del Cesena (incarico da collaboratore tecnico di mister Viali, ndr). Io però, se fossi stato al suo posto, avrei continuato a giocare. Essenzialmente per due motivi. Il primo: il Conte, a livello fisico, stava ancora benissimo. Lo ha dimostrato anche nell’ultima stagione, con i fatti. Il secondo: il calcio giocato è quasi sempre puro divertimento, poi invece quando passi dall’altra parte della barricata finisce la poesia e cominciano le beghe. Le beghe vere (risatina, ndr).

Chi vive a pane e Cavalluccio ha un sogno: vederla un giorno sulla panca bianconera.
“Ogni tanto, quel sogno, lo faccio anche io. Ma prima di poter ambire a quella panchina, di strada, ne devo fare ancora tanta. Sono ancora all’inizio di questa mia nuova carriera, la panca del Cesena me la devo meritare”.

Sono passati esattamente otto anni dal suo divorzio dal Cesena.
“Era l’estate del 2012, eravamo appena retrocessi dalla serie A. Io avrei fatto carte false pur di rimanere, ma il club prese altre strade. Quella volta il Cesena decise di privarsi (stupidamente, ndr) di un giocatore importante sia a livello di campo che a livello di spogliatoio. Peccato…”.

Il giocatore più forte con cui ha condiviso gioie e dolori a Cesena?
“Ne dico due: Salvetti e Jimenez. Le magie balistiche che sapevano tirare fuori Emiliano e Luis le ho ancora davanti agli occhi”.

E Mutu?
“Mutu l’ho tralasciato volutamente. Perché a Cesena, il vero Adrian, lo abbiamo visto solo a sprazzi. Anche se, su tale fronte, ci tengo a sottolineare una cosa: quella volta non siamo certo retrocessi per colpa sua. In quella stagione troppi giocatori non hanno rispettato le attese di inizio anno. Dopo quella strepitosa salvezza raccolta con Ficcadenti non doveva essere messa in atto quella maxi-rivoluzione che ha stravolto il dna ‘provinciale’ del Cesena…”.

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