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Nicola Campedelli: “Ma adesso anche Messi si allena sulla sabbia…”

di Flavio Bertozzi
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Nicola Campedelli da Gatteo Terra, a Cesena, si è sempre trovato al posto giusto nel momento sbagliato. Prima quella devastante retrocessione. Poi quel fottuto infortunio. Infine quell’esonero-lampo. Ecco perché merita di essere raccontata per bene, la storia di questo splendido ragazzo che continua ad avere il Cavalluccio tatuato sul cuore. Da 40 anni.

Campedelli, giusto 20 anni fa si consumava il suo debutto in campionato col Cesena.
“Era la prima giornata di B. Giocavamo con il Pescara, al Manuzzi. Entrai nella ripresa. E, dopo una manciata di secondi, guadagnai subito un corner sotto la Mare. Quel brivido che ho provato quel giorno non me lo scorderò più. Non avevo ma visto la curva da quella fantastica prospettiva…”.

Lei fu una delle grandi rivelazioni di quel Cesena. A fine campionato, però, arrivò una vergognosa retrocessione.
“Nicoletti mi diede fiducia fin dall’inizio, in quella stagione riuscii anche a segnare 4 gol. Poi sì, ci sarebbe da parlare a lungo di quel nostro clamoroso harakiri. A dieci giornate dalla fine eravamo praticamente salvi. Poi però iniziò la nostra crisi. Culminata con quel doppio spareggio perso con la Pistoiese…”.

C’è chi dice che il ‘povero’ Nicoletti, in quel pacchiano rush finale, fu pugnalato alle spalle da qualche giocatore. Lei ha mai avuto qualche sospetto su qualcuno?
“Mai! Nel modo più assoluto! Forse anche perché, all’epoca, ero ancora troppo giovane. All’epoca, certe chiacchiere da bar (solo – ehm ehm - chiacchiere?, ndr) le ho sentite anche io. Ma niente di più…”.

Il destino la portò poi a Salerno, a Modena. Nel 2007 ecco invece il tanto sospirato ritorno all’ovile…
“Avevo sognato quel ritorno a Cesena da anni. Ero al settimo al cielo. Ero nel pieno della mia maturità calcistica, volevo iniziare un ciclo importante in bianconero. Poi, però, arrivò quella maledetta amichevole pre-campionato con il Verucchio…”.

Prima di quel giorno nessuno, a Cesena, sapeva cosa fosse il lisfranc…
“Quella maledetta frattura al piede sinistro mi ha fatto entrare in un tunnel da cui non sono più riuscito ad uscire. Le ho provate tutte pur di rimettermi in sesto. Non c’è stato nulla da fare. Dopo 4 operazioni sono stato costretto ad appendere gli scarpini al chiodo. Con la morte del cuore”.

A quel punto cominciò la sua nuova vita da allenatore. E, nel 2012, ci fu un nuovo revival in salsa bianconera.
“Quell’esonero lampo mi ha segnato, umanamente e professionalmente. Ma mi anche reso più forte. Bada bene, Bertozzi: quando si consuma un esonero dopo 3 giornate non c’è mai un solo colpevole…”.

Tre devastanti sconfitte nelle prime gare: i motivi di quello start da incubo?
“Ce ne sono tanti. Qualche errore l’ho commesso io, ci mancherebbe altro. Poi, chi ha buona memoria, ricorderà che all’improvviso il Cesena decise di vendere Benalouane una manciata di giorni prima dell’inizio del campionato: lui era il nostro cardine della difesa, avevamo fatto tutto il pre-campionato con lui. La retroguardia, senza il francese, non… teneva botta. Anche perché Comotto e Ceccarelli (inizialmente fuori rosa, ndr) non erano ancora pronti per giocare a buoni livelli…”.

Lei, a Cesena, portò i tanto sbeffeggiati allenamenti sulla sabbia…
“Il tempo passa ma io continuo a sostenere che la sabbia migliora sul serio le capacità degli atleti. Ci sarà pure un motivo se anche Messi continua ad allenarsi sulla sabbia…”.

Lei, in quella rovente estate del 2012, fece di tutto pur di riuscire a portare in Romagna un ‘certo’ Defrel.
“All’epoca Gregoire lo conoscevano in pochi, ma io avevo già capito le sue immense potenzialità. Lo stesso discorso lo possiamo poi fare anche per Lapadula, un altro giocatore che col passare del tempo ha poi dimostrato tutto il suo valore”.

E del Nick Campedelli di oggi che ci dice? Cosa bolle in pentola?
“Sono in attesa di una nuova panchina. Resto alla finestra, in attesa di una chiamata. Non vedo l’ora di ributtarmi nella mischia. Nel frattempo cerco di rimanere aggiornato. Guardo tante partite. Seguo il mio adorato Cesena…”.

A proposito di Cesena: per il momento, il suo ex allievo Cortesi, non è ancora riuscito a sfoderare il suo valore.
“Matteo lo conosco bene: l’ho allenato prima al Romagna Centro e poi al Forlì (così come Brunetti, ndr). È un buon giocatore, uno che può fare più ruoli, uno che ha il gol nel dna. Deve ancora maturare, attualmente poi è fermo ai box per un brutto infortunio. Ma per lui vedo un buon futuro… ”.

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