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No Martini no party

di Stefano Severi
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1. Il Cesena avanza alle semifinali scudetto e lo fa con i figli di questa città: quello adottivo Brenton Tola e quello di nascita Nicola Capellini. Ius soli e ius sanguinis non contano: questi ragazzi sono il volto più bello dell’assalto bianconero al tricolore.

2. Una parola in più la merita Capellini, capitano proveniente dal Bronx Vigne, autore di tre reti in due partite della poule scudetto che riscattano un’annata non semplice ma mai macchiata da alcuna polemica. Ecco, resta un solo grosso rammarico: se Angelini avesse trovato un po’ prima la chiave per far rendere Cappe in questo modo, forse anche la sua panchina a questo punto sarebbe stata un po’ più salda.

3. Già, Beppe Angelini, l’allenatore forse meno pagato della serie D che in silenzio sta continuando a fare quello che ha fatto durante tutto l’anno: vincere. Il sogno ora è il tricolore: forse non basterà per il rinnovo del contratto ma sarà più che sufficiente per rendere Cesena suo debitore. E Cesena questi debiti li paga sempre: si veda Castori e Bisoli, tanto per fare due nomi.

4. Eccoci quindi a parlare nuovamente della società, o meglio della lotta intestina che la sta animando da mesi ormai ma che è si è palesata nell’ultima settimana con un feroce attacco nei confronti del direttore generale Daniele Martini.

5. Martini in questo momento ha grande presa su molti soci, in particolare su quella che potremmo definire la “vecchia guardia” capitanata da Lelli e Manuzzi. In più ha anche una sua idea di calcio, formata grazie ai tanti anni di esperienza e ai tanti successi alla guida del Martorano. Certo, il mondo dei professionisti e quello del settore giovanile nazionale magari richiedono un altro tipo di formazione, ma questo non sembra spaventare Martini.

6. Sul fronte opposto c’è chi ha un’altra idea, magari più moderna, di come si debba fare calcio e voglia giocoforza accrescere il proprio peso a discapito di quello di Martini. Il riferimento è ovviamente a Veglia, desideroso sin dalla scorsa estate di diventare socio di maggioranza relativa e pronto a piazzare il proprio uomo, un esperto di settore giovanile e di gestione societaria come Gianni Rovereti, nella stanza dei bottoni.

7. Si spiegano quindi piuttosto facilmente le bordate dei giorni scorsi, apparse nell’universo dei media locali, nei confronti sia del modus operandi di Martini che nel possibile ingresso di nuovi soci ingombranti (Samorì o di Giorgio Heller, presidente del fondo di investimenti Roma Capitale, che anche ieri è tornato a bussare prepotentemente alla porta del Cesena Fc tramite la società di intermediazione Futbol Management).

8. Dopo aver lasciato passare la seconda partita della poule scudetto Daniele Martini è quindi passato al contrattacco, con una mossa che nelle sue intenzioni dovrebbe rimarcane la posizione di leadership: la presentazione alla stampa, prevista nella giornata di oggi giovedì 23 maggio, del progetto Accademy.

9. L’Accademy è senza dubbio una creatura di Martini ma il vero problema è che al momento è una struttura vuota e nata da un’iniziativa unilaterale, che non coinvolge in alcun modo le altre società del territorio e che senza questo coinvolgimento non potrà mai funzionale. Al contrario questo forzare le tappe di un progetto destinato a “pestare i piedi” di tante storiche realtà locali renderà in futuro il dialogo ancor più difficile.

10. All’ombra di tutto questo continua naturalmente a muoversi Bruno Piraccini di Orogel che, tramite il suo braccio destro Padovani, si sta facendo garante della continuità del progetto sportivo. Se dal punto di vista finanziario il Cesena Fc ha di poco ecceduto il budget di spesa previsto, da quello del ritorno dell’investimento per il gruppo Pubblisole è stato un vero trionfo. Difficile pensare che l’obiettivo del prossimo campionato possa essere una semplice salvezza.

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