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O Tannenbaum

di Stefano Severi
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1. Nel paese che ha deciso di riprodurre sui monti il più famoso modulo di Carlo Ancelotti – quel 4-3-2-1 detto anche Alberto di Natale – continua la metamorfosi tattica di Modesto, sempre più lontano da Drago (ovvero dal male) e sempre più vicino a Bisoli (ovvero il bene).

2. Intendiamoci: la partita è stata davvero brutta, complice anche un fondo fangoso che più si addiceva ad una gara di ciclocross che ad un incontro di calcio. E non a caso la gara, dopo 90 minuti ai limiti dell’inguardabile, è stata chiusa da un Russini leggero ed elegante  come il campione delle due ruote Van der Poel: quando tutti sprofondano lui vola.

3. Provi a rana ragioniere. Il famoso incontro scapoli-ammogliati organizzato dalla Megaditta di fantozziana memoria è in effetti un ottimo metro di paragone per la sfida del Barbetti ma questa volta c’è il lieto fine: il Cesena ritrova quei tre punti che gli mancavano da settembre (suono di campane festanti in sottofondo).

4. Il Gubbio ha meritato il pareggio? Legittimo pensarlo, anche se alla fine hanno tirato in porta solo due volta in tutta la ripresa. Cappellini andava espulso per somma di ammonizioni? Probabilmente sì. C’era forse un rigore anche per i padroni di casa? Non sarebbe stato uno scandalo. Tutto questo è forse un demerito per il Cesena? Assolutamente no, questi tre punti valgono come e più degli altri.

5. I problemi non sono stati risolti da un giorno all’altro, sia chiaro. La partita si è messa subito benissimo, prima col rigore poi con la superiorità numerica per i bianconeri: eppure il Cesena ha sofferto incredibilmente fino alla fine. Modesto ha indovinato i cambi – prima la sostituzione di un Capellini troppo nervoso, poi gli innesti di Sarao e Russini – ma nel complesso ancora non è riuscito a cambiare l’inerzia della gara.

6. Se da un lato il non riuscire a modificare gli equilibri in campo rimane il problema più grave di questa squadra, dall’altro per la seconda volta consecutiva la porta di Marson è rimasta inviolata, evento mai successo prima d’ora in questo campionato. Anche a costo di qualche sgroppata in meno in attacco il Cesena ha capito l’importanza (appunto di bisoliana memoria) del non prendere gol.

7. Certo, in estate il progetto diceva tutt’altro: vincere cercando di segnare un gol in più dell’avversario, essere propositivi a costo di concedere qualcosa in difesa. A volte però la realtà ti colpisce in faccia con la forza di Mike Tyson e si è costretti ad una meno brillante, ma più fruttifera, realpolitik.

8. Modesto forse, e sottolineiamo questo forse, ha iniziato a capire i limiti di una squadra molto giovane e a sua volta sta smorzando le sue esuberanze adolescenziali (intesa come adolescenza nella carriera da allenatore). Non è ancora tutto perfetto – e d’altronde non sarebbe lecito nemmeno attendersi la perfezione da un semi-esordiente – ma qualcosa di buono inizia a vedersi. 

9. Quel qualcosa di buono è lo spirito di sacrificio del gruppo, la capacità di soffrire e una unità ritrovata dopo un avvio non certo esaltante. Ah, già, una bella mano a sistemare le cose a Modesto gliel’ha data anche un tizio di Bollate che a prima vista sembra timido e non gli daresti un centesimo (e così in effetti ha pensato Modesto) ma in realtà è un vero guerriero, uno Speznas.

10. E per finire diamo i numeri, che come sempre raccontano meglio di ogni altra cosa lo stato di forma del Cesena: striscia positiva di 4partite in campionato (5 con la Coppa), 4punti di vantaggio sulla zona play-out e soli 3 dalla zona play-off (scontro diretto col Modena domenica prossima). In classifica il Cesena precede ben 8 squadre, di cui solo quattro hanno una difesa migliore di quella bianconera ma nessuna ha segnato quanto i ragazzi di Modesto. Tradotto: basta poco, veramente poco, per chiudere l’anno nei migliori dei modi e passare un Natale sereno.

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