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La Lanterna #10 | Viali fa ammattire tutti… d’invidia

di Bruno Rosati
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© foto di Cesena FC

“Sangue caldo, profumo da sballo, medaglioni sotto la t-shirt”.
L’11 di novembre indossare solo la t-shirt sarebbe eccessivo. Certo che anche la maglia di cotone leggero non deve tenere un gran caldo ma sta diventando un marchio di fabbrica. Non ci è però dato di sapere se sotto ci sia qualche medaglione. E non conosciamo nemmeno la marca del suo dopobarba. Quello che invece è lampante sin da subito è quanto gli ribolla il sangue una volta tornato in panchina.

“Ogni notte cambi faccia, cambi stile, cambi cambi cambi cambi parole”.
In realtà la faccia e la sua espressione sono sempre le stesse, con quegli imperscrutabili occhi cerulei che trasmettono sicurezza ma lasciano trasparire ben poco del suo stato d’animo. Al contrario, le parole pronunciate cambiano piuttosto spesso perché in tutte le conferenze, sia che precedano una gara o ne commentino l’esito, sono molto meno banali e scontate di quanto comunemente si pensi. Anzi, l’obiettività delle sue analisi non è merce comune fra gli allenatori di calcio di serie C.
E pure lo stile con cui dispone la squadra in campo è mutevole. A volte con esiti infelici, come quando viene inserito il trequartista (contro Virtus Verona e Fermana). Altre volte con piacevoli sorprese come lo è stata il centrocampo più muscolare schierato contro la Vis Pesaro.

“Ogni volta cambi stile, cambi dieta, cambi cambi cambi emozione”.
La rassegnazione per un undici inerme che soccombe contro il Padova lascia presto spazio alla delusione per una prestazione non all’altezza al cospetto della Fermana. Ma non c’è neanche tempo di smaltire la scontentezza che questa si tramuta in fiduciosa gioia grazie alla vittoria corsara di Pesaro. In mezzo a questi sentimenti sempre mutevoli, una delle certezze del Cesena è la sua guida. Questa è la squadra di William Viali in tutto e per tutto.

“Jenny è fuori di testa ’sta sera, non capisce perché sei così. / Beve birra, non parla di guerra, vuole il feeling subito”.
Quello di Pesaro è un exploit che coglie impreparati i tanti sedicenti esperti che dallo scorso sabato sera già recitavano il De Profundis all’attuale staff tecnico del Cesena. Tra chi parlava di poco mordente e chi invece lamentava poco appagamento estetico per la manovra che Ardizzone e compagni sono soliti proporre. Fra una birra (di troppo) e l’altra. C’era chi già iniziava ad insinuare che il feeling fra mister Viali e la piazza non sia scattato. È veramente così? Difficile dirlo, date le condizioni anomale in cui si sta giocando in questa stagione. Lo stesso Viali ha mostrato a più riprese la propria insofferenza a questa inedita situazione.

Per una volta proviamo a fare autocritica. In un contesto in cui i tifosi sono costretti a restare lontani dalla propria squadra del cuore, probabilmente spetta alla stampa fare da collante fra un allenatore che è arrivato da relativamente poco in riva al Savio e tutto l’ambiente circostante. Un allenatore che sì, in casa sta balbettando. Ma lontano dalle mura amiche il suo Cesena è un rullo compressore. Forse siamo noi della stampa a non averlo capito questo mister. Chissà poi perché…
Che sia quella barba brizzolata e quei capelli a mezzo collo che fanno tanto cantautore country solitario? Non saremo mica invidiosi?! È che noi, nonostante le sigarette fumate di fretta e gli occhi che frugano nei decolté, non avremo mai un’Ornella muta muta che si cuce la bocca per noi. E forse non sarà Marlon Brando, forse non saranno questioni di tango, ma sottilmente Willy mette in vendita il suo sex appeal sempre di più. E ci fa capire che noi, al contrario di lui, non saremo mai dei Latin Lover.


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