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La Lanterna #11 | Il derby di Romagna? Non esiste

di Bruno Rosati
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“È impossibile non avere nemici, che non nascono dalla nostra volontà di averli, ma dal loro irresistibile desiderio di avere noi”
[José Saramago]

È andata in archivio anche Cesena-Ravenna, la prima sfida disputata a porte chiuse fra queste due compagini. Ovviamente i bianconeri non possono che essere soddisfatti del risultato finale e, soprattutto, di come questo sia maturato. Ora si può guardare con cauto ottimismo al futuro, quando il Cavalluccio sarà chimato a competere in un ‘vero’ derby.
Già, Cesena-Ravenna non è stato un derby. E, per una volta, la colpa non è da attribuire all’assenza del pubblico. Né tanto meno all’enorme divario fra le contendenti sancito dal triplice fischio. Cesena-Ravenna non sarebbe stato un derby anche se si fosse giocato in presenza dei tifosi. O se fossero stati i giallorossi a prevalere per 4 a 0.

Quello che viene definito unilateralmente ‘il derby di Romagna’ di derby ha ben poco. Certo, è una partita che attira a sé molto seguito. Ma l’attenzione di questo seguito è tutta catalizzata dal Cesena. Ci si divide infatti fra chi abitualmente sostiene i colori bianconeri e chi, quell’una o due volte l’anno, si ricorda di voler far sapere a tutti che ‘noi non siamo il Cesena’. Oppure che ‘questo è il Romagna Centro, non il Cesena’, rivisitazione in chiave moderna dello slogan precedente. Poi, come sempre, la squadra per cui si presume che queste persone tifino sarà lasciata alla propria sorte nell’indifferenza pressoché generale. Contenti loro…

E dire che il povero Ravenna si trova purtroppo suo malgrado in buona compagnia. L’anno scorso il Cesena si è addirittura trovato nella bizzarra situazione di giocare due partite coniate come ‘il derby di Romagna’ a distanza di una sola settimana l’una dall’altra. Un doppio 1 a 1, insipido in egual misura, nelle tane di Rimini e Ravenna. Due club calcistici accomunati dalle loro fondazioni, avvenute con un solo anno di differenza. Accomunati dal rappresentare due grandi e splendide città che si affacciano sul mare Adriatico. Accomunati dal non essere mai riusciti a fare breccia nei cuori del popolo romagnolo, nonostante il secolo abbondante avuto a disposizione.
A guardarci bene, è comprensibile l’astio che i supporter di queste due squadre nutrono nei confronti del Cesena, equamente tifato a Faenza e Cervia così come a Riccione e Bellaria - Igea Marina.
Lasciamo quindi che questo ‘derby di Romagna’ se lo giochino fra loro, vista la feroce determinazione nel volersi fregiare degli scalpi degli sconfitti. Nel frattempo il resto della Romagna penserà ad altro. Non è un caso se fra le città più grandi d’Italia a non aver mai avuto una propria squadra di calcio in Serie A Ravenna e Rimini occupino rispettivamente la terza e quarta posizione, a cui si aggiunge Forlì che si trova al decimo posto.

Non occorre però attendere molto per vivere un derby vero e proprio. Prestando la dovuta attenzione al Matelica prossimo avversario, la gara successiva vede il Cesena impegnato con il Modena. Sicuramente non raggiunge l’appeal della sfida contro il Bologna. Resta comunque un buon surrogato, un match che vede contrapposte la Romagna e l’Emilia. Due entità ben caratterizzate e avverse l’una all’altra, ovvero l’elemento fondante su cui poggia base l’esistenza di un derby. Non certo il minimale ‘io non sono te’. Meglio che niente.

“Se potessimo leggere la storia segreta dei nostri nemici, noi troveremmo nella vita di ciascuno dispiaceri e sofferenze tali da disarmare tutta la nostra ostilità”
[Henry W. Longfellow]

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