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La Lanterna #13 | Il pareggio più bello del mondo

di Bruno Rosati
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© foto di Luigi Rega

«Da quanto tempo era che non si vedeva una partita così…»
«Come, scusa? Hai gradito la prestazione offerta contro il Modena? Stai dicendo che la partita ti è piaciuta?»
«Sì, mi è piaciuta. E adesso ti spiego il perché».

Da quanto tempo era che non si vedeva una partita così? Da più di un anno. Per l’esattezza, trecentottantasei giorni separano Cesena-Modena dalla precedente gara dei bianconeri terminata sul risultato di 0 a 0. Quattordicesima giornata dello scorso campionato. Pareggio a reti bianche fra il Cavalluccio e un’altra emiliana, la Reggiana.
Dopodiché, negli annali del Cesena FC si registra solo un altro match in cui il punteggio non si è sbloccato, da quando è rinato a seguito del fallimento nell’estate 2018. Trasferta di Campobasso, 31 marzo 2019.
Si può perciò asserire che il cosiddetto ‘risultato ad occhiali’ non sia più ricorrente per i bianconeri. E, a dirla tutta, nemmeno particolarmente rimpianto, in virtù delle reazioni dei più al termine del derby contro i canarini.

“Ringraziamo i loro attaccanti che si sono mangiati almeno un paio di gol facili… e il palo!”
“Certo che se questo è l’atteggiamento e questi sono i risultati di strada se ne farà poca”
.
Più o meno è stato questo il tenore delle opinioni manifestate. Un pizzico di delusione a fronte della supremazia territoriale del Modena. Che magari a caldo è pure ammissibile. Poi però occorre lucidità quando si va ad analizzare ciò che è accaduto.
Innanzi tutto, la sterilità offensiva di Monachello e compagni non è relegabile ad una singola giornata storta, dato che dall’exploit di San Benedetto del Tronto in avanti i gialloblù segnano solo su calcio da fermo. E non si può nemmeno rimuginare troppo sul gol sbagliato allo scadere da Maddaloni. Il rimpianto, semmai, è non aver potuto vedere contemporaneamente in campo Ardizzone, Petermann (in panchina dall’inizio alla fine) e Steffè. Verosimilmente, schierando questo terzetto in mediana il possesso della sfera non sarebbe stato così sbilanciato a favore degli ospiti. Purtroppo non è stato possibile: data l’assenza di Capanni, occorreva trovare un altro espediente per ottemperare al diktat societario dei quattro under sempre in campo. Una linea ormai ben nota da tempo, nulla di cui sorprendersi. È comunque opportuno ricordare che in determinati frangenti anche questa politica può costituire un limite. Non meno di certi integralismi tattici di un allenatore o gli errori in mezzo al campo da parte di chi gioca. Non dimentichiamolo mai.

Lo 0 a 0 è un risultato da pace interiore: se in avanti si è stati opachi, se è mancata brillantezza nella proposta, d’altro canto non si è persa compattezza e si sono ridotti al minimo gli errori in fase di contenimento. Dunque si è a posto con la propria coscienza. Non ti sei fatto rimontare e non ti sei trovato a rincorrere. Delle non-vittorie, lo 0 a 0 è il risultato migliore che possa esserci.
Non è un caso se l’ultima scalata del Cesena verso la Serie A è avvenuta in una stagione costellata di 0 a 0. Addirittura sette, ultimo dei quali proprio al cospetto del Modena (nell’ultima giornata, ma al Braglia). Ovviamente ottenerli al Rigamonti di Brescia o al Partenio di Avellino, al San Nicola di Bari o al Castellani di Empoli è ben diverso che farlo fra le mura amiche, senza pubblico. Ma questo risultato non va mai disprezzato.
Magari averne fatti altri prima, contro Padova, Triestina o Salò. Sia dunque lode allo 0 a 0, il risultato di chi di strada può farne.

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