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La Lanterna #20 | La fine di Conor McGregor

di Bruno Rosati
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© foto di Corriere della Sera

“Puoi parlare delle tue vittorie e sconfitte, ma alla fine della giornata hai assaporato l’oscurità dell’andare KO”.
Fa male. Possiamo raccontarcela finché vogliamo: fa male.

Era difficile immaginare un peggior inizio per il girone di ritorno. Il 3 a 1 incassato a domicilio per mano della Virtus Verona certamente non cancella quanto di buono costruito sin qui dai bianconeri. Ma in questo momento restare a fare elucubrazioni sugli undici risultati utili consecutivi raccolti in precedenza significa solo girare il dito nella piaga.
Poteva capitare. È capitato. Non è tanto la sconfitta in sé a bruciare, né il numero di reti incassate che per la seconda volta in stagione sono più di due nell’arco di una singola gara. Sì, aver preso tre gol in novanta minuti dopo averne subiti solo un paio nei sette match precedenti è un dato che salta all’occhio. Ma ciò che provoca realmente dolore e aver visto fare agli altri quello che solitamente fa il Cesena.
La compagine veronese ha disputato una prestazione in tutto e per tutto simile a quelle realizzate dai bianconeri al massimo del loro splendore. Nessuno scoramento dopo essere andati sotto, contropiedi di puro cinismo sfruttati al massimo, compattezza tra i reparti a spegnere sul nascere ogni iniziativa avversaria e per finire gol in pieno recupero, a tempo quasi scaduto. Non a caso prima della partita mister Viali aveva proposto questo parallelismo e di fatti si è visto in campo. Tanti complimenti a Gigi Fresco e alla creatura a cui ha dato vita.

Il problema risiede nella dimensione delle due realtà messe a confronto. La Virtus Verona è un miracolo di provincia che anno dopo anno fa passi avanti nella scalata al grande calcio. Il Cesena invece, finché rimane in serie C, non si può levare di dosso l’etichetta di club blasonato decaduto, un marchio impresso sulla pelle che torna ad infiammarsi ad ogni passo falso.

Un po’ quel che sempre ieri è accaduto all’Etihad Arena di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Conor McGregor tornava a combattere a distanza di oltre un anno dall’incontro precedente. Il main event della competizione allestita dall’Ultimate Fighting Championship lo vedeva contrapposto a Dustin Poirier, avversario che aveva già sconfitto nel 2014.
Da un lato l’iracondo irlandese, una vera e propria star a livello planetario al pari di Cristiano Ronaldo, Usain Bolt o Lebron James. Dall’altro un onesto atleta dalla brillante carriera, tuttavia sconosciuto per chi non segue assiduamente il mondo delle arti marziali miste.
Risultato: al secondo round Poirer manda KO McGregor con un’impressionante raffica di pugni diretti al volto del povero malcapitato. Non tanto diverso dall’uno-due micidiale messo a segno dai rossoblù tra il minuto 39 e il minuto 41.

Il combattente pluridecorato è costretto ad andarsene con la coda tra le gambe, il primo knock out patito ora oscura la sua striscia di risultati sfavillanti. Per contro, lo sfidante bistrattato raggiunge invece il punto più alto della propria carriera. In maniera analoga, la Virtus Verona fa un balzo deciso verso i play-off mentre il Cesena si ritrova inaspettatamente a leccarsi le ferite. Il lungo filotto di vittorie e pareggi adesso è solo un pallido ricordo. Bisogna riprendersi in fretta perché il prossimo impegno in casa della Triestina è già alle porte.

“È una pillola difficile da ingoiare, ma possiamo scappare dalle avversità o possiamo affrontarle a testa alta e vincerle. Ed è quello che ho intenzione di fare”.

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