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La Lanterna #21 | What did you expect?

di Bruno Rosati
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Ciofi doveva chiudere su Mordini, impedendogli di crossare? Brignani ha mancato l’anticipo su Scarsella, consentendogli di mettere dentro il 2 a 2? Interrogativi ai quali occorre trovare una risposta, infatti da giorni si sta provando a farlo. E probabilmente si continuerà sino all’incontro di sabato prossimo con il Fano.
Tuttavia, pur trovando la spiegazione del perché il Cesena non abbia ottenuto il successo nella partita dominata a Salò, l’analisi rimarrebbe circoscritta alla gara contro la Feralpi.
E se invece il problema fosse più ad ampio raggio? Se non fosse limitato alla gestione Modesto o alla singola stagione? Se la questione fosse di natura storico-culturale?

Dopo essere uscito dalla Coppa, a discapito della buona prova disputata, il Cesena va a giocare in trasferta (in uno stadio in cui non è ancora mai entrato) e se ne torna a casa con un pareggio, pur avendo dominato il match. Che giorno è? È il primo dicembre. Però non siamo nel 2019, bensì nel 2012. Il Cavalluccio è appena stato eliminato dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta, destando comunque una buona impressione all’Atleti Azzurri d’Italia (contro una squadra di serie A). Va in scena Virtus Lanciano-Cesena (prima assoluta in Abruzzo, al Biondi) e a fine primo tempo i bianconeri stanno dominando grazie alla tripletta del cigno Succi. Un 1 a 3 che sembra una sentenza. Eppure nella ripresa i padroni di casa la riprendono, accorciando con Falcone e fissando il pareggio con Falcinelli nel primo minuto di recupero.

Quanto accaduto con il Piacenza e i salodiani è un (quasi) perfetto déjà-vu. Ma non solo, perché la storia del Cesena è costellata di 2 a 2 ingiusti. Senza andare troppo in là nel tempo, un anno fa, in casa della Sangiustese i ragazzi di Angelini ribaltano lo svantaggio iniziale (grazie a Ricciardo e Valeri) e in più di una circostanza vanno ad un soffio dal terzo gol, quando in maniera del tutto casuale Herrera realizza il secondo gol per i padroni di casa (a tre minuti dal novantesimo).
Andando a ritroso, possiamo trovare il 2 a 2 interno contro l’Ascoli, nel gennaio 2017: i marchigiani si vedono regalare due rigori dall’arbitro Abisso e vanificano per due volte il vantaggio romagnolo (prima Renzetti, poi Rigione), con Gatto e Perez (a pochi istanti dal fischio finale). Oppure la gara del febbraio 2011, al Tardini di Parma: la squadra di Ficcadenti annaspa ma va avanti due volte con Rosina e Sammarco, i gol sono intervallati dal rigore di Crespo (furbata clamorosa di Amauri che inganna il direttore di gara e si fa assegnare un penalty); a due minuti dal termine arriva il classico svarione di Dellafiore che consente a Palladino di trovare la rete personale e ai ducali di non perdere una partita delicata.

E come non menzionare il più celebre dei 2 a 2, quello al San Paolo di Napoli? Siamo alle porte della primavera dell’82, Garlini e Schachner centrano il bersaglio grosso. Ci penserà poi la doppietta di Claudio Pellegrini a ristabilire l’equilibrio. Ma quel doppio vantaggio aveva spaventato non poco il popolo partenopeo, a tal punto da venir citato (seppur con licenza poetica) da Massimo Troisi, nel suo Scusate il ritardo: “Mannaccia ’a miseria, nientemeno ’o Napoli sta perdendo co ’o Cesena… a Napoli!”

Nel preciso istante in cui Scarsella infila il secondo gol della Feralpisalò, viene immediato pensare allo slogan con cui la Schweppes ha contraddistinto la propria pubblicità: “What did you expect?” - Cosa vi aspettavate?
È ormai assodato che al Cesena per vincere servano prestazioni come quella di Gubbio o con il Modena. È in questa maniera che il Cavalluccio ha ottenuto i più grandi risultati della propria storia. Mentre quando riesce a soggiogare l’avversario grazie ad un gioco manovrato, quando inizia a diventare troppo bello per essere vero, poi finisce per specchiarsi in sé stesso e a non portare a casa la vittoria.

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