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Quando Ibra sbagliò il rigore al Manuzzi

di Andrea Pracucci
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Nel 2010 avevo dodici anni; non pochissimi, eppure non mi era ancora mai capitato di entrare in uno stadio per vedere una partita - probabilmente anche perché nel mio albero genealogico non campeggiano grandi appassionati di calcio. A settembre di quell’anno però gli astri si allinearono: il Cesena, lo ricorderete, era appena tornato in Serie A con la grande vittoria a Piacenza e alla seconda giornata di campionato doveva affrontare il Milan al Manuzzi. Mia cugina, milanista come me, pensò fosse il momento giusto per farmi finalmente sedere su un seggiolino di fronte ai colori rossoneri.

Sarò sincero: fino a quel momento per me il Cesena aveva significato poco, a parte la grande gioia cittadina dei festeggiamenti per la promozione. Si può dire quindi che quel giorno, camminando verso lo stadio, nel mio cuore speravo di poter godere di un colpo illuminante di Ibra - che si era presentato a San Siro proprio nella partita precedente, contro il Lecce - o di una magia di Ronaldinho, che non era neanche lontanamente quello dei tempi del Barcellona, ma insomma. Sicuramente non mi aspettavo nulla di ciò che sarebbe successo.

Ricordo ancora che i due biglietti trovati grazie ad un colpo di fortuna dell’ultimo momento - i posti erano esauriti già diversi giorni prima della gara - si trovavano in un settore piuttosto vicino alla curva rossonera, quest’ultima una prima esperienza di tifo dal vivo piuttosto impressionante. Con questo stesso aggettivo potrei descrivere il tridente offensivo della formazione di Allegri di quella sera, in cui Ibrahimovic al centro era affiancato da Ronaldinho sulla sinistra e Pato sulla destra, in una posizione piuttosto atipica. In difesa c’era Thiago Silva, a centrocampo brillava Pirlo in regia. Il Cesena di Ficcadenti si schierava con un 4-3-3 tenace, con in campo alcuni protagonisti della cavalcata trionfale dell’anno precedente in Serie B come Parolo, Giaccherini, Ceccarelli, Colucci e Antonioli.

Nei posti a sedere di fianco al mio c’erano solo sciarpe bianconere e quindi, per prudenza, avevo deciso che non avrei esultato in caso di gol degli ospiti. Nel primo tempo il problema non si poneva nemmeno, perché la porta più vicina al mio sguardo - difesa da Abbiati - veniva trafitta per ben due volte dai bianconeri. Entrambi i gol sono marchiati indelebilmente nella memoria collettiva del tifo cesenate: il primo proviene da una perfetta torsione del busto di Bogdani al centro dell’area, conclusa con un colpo di testa preciso che cade nell’angolo alla destra di Abbiati, su un cross morbido di Ceccarelli. Il secondo è propiziato sempre dal centravanti albanese, grazie ad una conduzione in contropiede conclusa con l’assist per il Giak, che incrocia con il sinistro in modo che la palla baci il palo ed entri dolcemente nella porta avversaria.

Il risultato sul 2-0 alla fine del primo tempo, pur essendo piuttosto inaspettato, lasciava ancora qualche spiraglio per una possibile rimonta negli ultimi quarantacinque minuti. Al sesto minuto Pato accorciava le distanze, ma il gol veniva immediatamente annullato dall’arbitro. Ricordo la beffa di veder esultare i tifosi di fianco a me per l’ennesima volta, senza poter liberare la gioia per il gol della mia squadra. La partita procedeva una rosicata dopo l’altra, con la fiducia in un risvolto per me positivo sempre più sottile.

Al 40’ però improvvisamente sembrava poter tornare tutto in discussione. Un pallone rimpallato dai piedi di Ambrosini finiva ad Inzaghi, che con tanta esperienza si portava a casa un fischio per un calcio di rigore che avrebbe potuto rendere infuocati gli ultimi minuti di partita. Sul dischetto si presenta Ibra, un ottimo tiratore. Vedere il primo gol dello svedese in maglia rossonera sarebbe stata un’esperienza da inserire nella mia personale Hall of Fame dei migliori momenti legati al calcio, pensavo. Ibra prende la rincorsa con il busto dritto e calcia aprendo il piattone in modo eccessivo; Antonioli azzecca il lato da cui viene calciato il rigore, ma non deve nemmeno intervenire perché il palo respinge lontano il forte tiro dell’attaccante. Per la quarta volta resto seduto, mentre il pubblico attorno a me, letteralmente, esplode. La perfetta punizione per un tifoso occasionale.

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