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Un ex molto speciale: col Fano arriva Mei "l'iraniano"

di Patrick Lavaroni
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Il Cesena riceve in casa l’ultima in classifica: l’AJ Fano. Come responsabile dell’area tecnica figura un ex bianconero, Giovanni Mei: quattro stagioni in riva al Savio condite da una promozione in A. Il dt non nasconde il suo affetto per la piazza bianconera e parla delle sue esperienze tra il Medio Oriente e il Gange.

Mei, ci parli della sua esperienza in bianconero.

Nell’80 sono andato a Cesena. Al primo anno in B vincemmo il campionato con Bagnoli; poi due anni di A: una salvezza e una retrocessione. Infine feci un altro anno di B con Marchioro come mister. Ho ricordi molto, ma molto belli. La vittoria del campionato fu inaspettata: Bagnoli fu l’artefice di tutto, i suoi meriti furono grossissimi. Nessuno si aspettava quel successo con Lazio e Milan come avversari; alla fine salimmo noi, i rossoneri e il Genoa. In A nel primo anno, Fabbri fu sostituito da Lucchi e ci salvammo. Alla seconda stagione avemmo Bolchi: dopo un buon girone d’andata retrocedemmo al ritorno. C’erano tante squadre importanti coinvolte nella lotta salvezza; noi fummo la vittima predestinata pur non meritandolo.

Cosa ci dice riguardo alla piazza?

Il pubblico era eccezionale. La società si presentava come casereccia, senza troppa formalità, alla mano, buona e seria nel suo lavoro. Riguardo a Cesena e ai cesenati: quando sono andato a vedere alcune partite, mi è parso che le gente ti facesse sentire come a casa tua.

Dopo il ritiro che strada ha preso la sua carriera?

Ho fatto l’allenatore in C1 e C2, in seguito ho lavorato nel Bologna come osservatore e analyst. All’estero sono stato in Iran; poi ho iniziato a collaborare con Franco Colomba come secondo: Bologna, Parma e Avellino le nostre tappe. Sempre con Colomba ho avuto un’esperienza in India. Quest’anno si è presentata l’opportunità di fare il responsabile dell’area tecnica per la squadra della mia città. Abbiamo qualche problema e la situazione non è semplice, c’è però tutta la volontà di provare l’impossibile per salvarci.

Chi sono le avversarie della lotta salvezza?

La classifica parla chiaro. Mi sono stupito del Cesena fino a qualche tempo fa. Faccio lo stesso per Triestina e Modena: quella medio-bassa non è la loro zona. Le altre squadre sono quelle da agganciare.

Un commento sulla rivalità col Rimini.

Nessuna rivalità…riminesi, cesenati e pure la gente di Pesaro li considero amici. Certo ora in classifica loro sono penultimi e li teniamo d’occhio. Vorremmo superarli ma non c’è niente di personale; se lì ci fosse un’altra squadra avremmo lo stesso atteggiamento.

Ha menzionato l’Iran e l’India tra le sue esperienze...

In Iran ci sono stato due anni: un’esperienza lunga e bella. Forse sono stato il primo allenatore italiano nella Serie A iraniana; ora c’è Stramaccioni. Agli ultimi mondiali un paio di giocatori della loro nazionale li avevo lanciati io: il capitano ad esempio. È stato soddisfacente lavorare là: gli italiani sono ammirati calcisticamente all’estero. Certo, noi copiamo qualcosa da fuori, ma anche loro copiano da noi. In India feci un solo campionato: l’Indian League durava quattro mesi, un torneo per intenderci. C’erano tanti stranieri: noi avevamo Trezeguet, dalle altre parti c’era gente come Materazzi e Nesta.

In India incontrò il “cigno” Davide Succi?

Succi se non sbaglio arrivò l’anno dopo, proprio al Chennaiyi con Materazzi.

Che partita sarà?

Per noi è importantissima sotto tutti i punti di vista. In settimana abbiamo cambiato l’allenatore nonostante lo stimassimo molto. Date le otto sconfitte consecutive era inevitabile. Il nuovo mister sta cercando di portare dei correttivi personali. Ha avuto poco tempo; c’è curiosità da parte mia per come possa incidere. Riguardo al Cesena mi piace il suo gioco, è stata la mia squadra e ho avuto Modesto a Parma come giocatore. All’indomani della partita farò di nuovo il tifo per i bianconeri. Prima assolutamente no.

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