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Gonnelli sicuro: “Entro i prossimi due anni voglio riportare il Cesena in Serie B”

di Giacomo Giunchi
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Aspettando il completamento del quadro playoff, il difensore di Livorno si è raccontato in una lunga intervista in cui ha sviscerato tutto il suo profondo legame con la piazza amaranto.
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© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it

In questa settimana di vuoto a causa dello spostamento del turno playoff a mercoledì 19 maggio, cosa c’è di meglio che un’altra intervista all’interno dello spogliatoio del Cesena FC? Questa volta è il turno dell’esperto e granitico difensore centrale del Cavalluccio Lorenzo Gonnelli. Alla sua prima stagione in bianconero, ha già ampiamente dimostrato tutte le proprie qualità.

Cosa ha significato per un livornese come lei esordire in primavera con la maglia della propria città?
“All’inizio ho fatto dieci anni nelle giovanili della Fiorentina, poi sono arrivato nella primavera del Livorno, e sin da subito il mio sogno era quello di esordire in prima squadra, dato che sono un livornese dalla nascita. Ciò è avvenuto due anni dopo, quando sono tornato dal Pontedera. Era un sogno che si realizzava per me”.

Tra l’altro il suo esordio con la primavera del Livorno lo fece proprio contro il Cesena…
“Sì sì, proprio a Cesena. Una grande coincidenza”.

Per lei ha significato molto, già da così giovane, confrontarsi contro i giovani di primavere molto rinomate come la Juventus o lo stesso Cesena?
“Certo, era un campionato già dall’inizio parecchio difficile; dovevamo già misurarci con giocatori veramente forti, che poi si sono rivelati tali, viste le loro carriere oggi”.

Che sapore ha avuto per lei, un livornese doc, segnare il suo primo gol tra i professionisti proprio contro il Pisa?
“Sì, il primo gol l’ho fatto col Pontedera al Pisa al novantesimo. Per me era un doppio derby, sia da giocatore del Pontedera che da livornese. Mi ricordo che fu una bellissima ed inaspettata emozione, dato che in carriera ho segnato pochissimi gol. Farlo così all’ultimo minuto poi fu una doppia soddisfazione”.

Nel 2014 lei tornò al Livorno, squadra nella quale collezionò le prime presenze e i primi gol in Serie B. Si aspettava di iniziare da dietro le linee? O magari pensava di partire più tra i titolari della squadra?
“Sono arrivato a Livorno che loro erano appena retrocessi dalla Serie A, quindi c’erano tanti giocatori esperti. Alcuni li avevo sempre e solo visti in televisione. Io arrivai in punta di piedi, ero anche il più giovane della squadra. Ho imparato molto osservando ed allenandomi con i vari Emerson, Ceccherini e Bernardini. Per me tornare a Livorno significò molto, inoltre era il mio sogno sin da quando ero piccolo. Addirittura quando giocavo nelle giovanili della Fiorentina: alla mattina i miei genitori mi portavano a giocare, al pomeriggio correvo allo stadio del Livorno per vedere la squadra giocare in Serie A. Sono cresciuto col Livorno nel sangue”.

Immagino sia stato un grande dolore per lei, in questa stagione, veder retrocedere la squadra amaranto nei dilettanti della Serie D…
“Sì, se ci fosse stata una società normale credo che non mi sarei mai spostato di lì. Un tempo credevo che non mi sarei più spostato da Livorno, ho anche indossato la fascia di capitano in quella squadra. Poi però ho capito che la società non avesse una grande intenzione di fare le cose al meglio sin dall’inizio della stagione. Ho pensato alla mia famiglia, anche se il cuore mi diceva di rimanere, infatti sono andato via da Livorno negli ultimi giorni di calciomercato, firmando per il Cesena nell’ultimo quarto d’ora disponibile. Ero combattuto, ma per mia grande fortuna ho trovato una piazza come Cesena”.

In stagione lei ha trovato un brutto infortunio al piede che l’ha tenuta lontano dal terreno di gioco per quasi tre mesi. Quanto le ha pesato stare per quel lungo periodo in tribuna?
“Tantissimo, non vedevo l’ora di tornare. All’inizio mi avevano detto che ci voleva meno tempo di quanto effettivamente ci è voluto. Poi, facendo ulteriori controlli, l’infortunio si è rivelato serio e non è stato affatto facile. Ringrazio lo staff medico che mi ha curato nel migliore dei modi, da quando sono rientrato non mi sono più fermato. Hanno lavorato alla grande”.

Lei gioca da nove stagioni a livello professionistico, in questi anni il ruolo del difensore si è evoluto parecchio. Quale pensa sia la caratteristica principale di cui oggi debba essere in possesso un difensore?
“Il difensore moderno sicuramente deve saper impostare, anche se comunque il saper difendere per me resta la caratteristica fondamentale. Con il calcio che si è evoluto, certo, a certi livelli devi essere bravo anche nel saper impostare la manovra dal basso, però il difensore deve essere quello che anche nelle partitelle non vuole prendere gol, un po’ alla Chiellini”.

Come cambiano i suoi compiti in campo in base al compagno di reparto che le viene affiancato?
“Diciamo che noi ci completiamo tutti come difensori. Io magari, dei tre-quattro potrei essere quello più fisico, però in generale Maddaloni, Ciofi, Ricci ed io siamo tutti difensori moderni a cui piace impostare da dietro, come vuole il mister. Siamo tutti, secondo me, difensori di una buona categoria. I più esperti e veterani siamo io e Luca, ma secondo me anche Maddaloni e Ciofi hanno un grande futuro che gli attende”.

Nella prima partita dei playoff contro il Mantova lei è subito risultato decisivo, fornendo un’ottima prestazione condita anche con un assist. Che prospetti ha per il proseguimento di questa ‘volata’?
“Ora dovremo vedere contro chi giocheremo, se contro Triestina o Matelica. Il fatto di dover aspettare dieci giorni non ci avvantaggia. Noi però siamo carichi, come si è visto nelle partita contro il Mantova. Vogliamo dimostrare il nostro valore, come abbiamo già fatto in campionato. Nomi alla mano non siamo una squadra come il Perugia o il Padova, ma la nostra forza è il gruppo, che è sano e pieno di bravi ragazzi con una grande voglia di fare, di lavorare e di seguire il mister”.

Preferireste incontrare la Triestina o il Matelica? Con i giuliani sembra abbiate ancora qualche conto in sospeso…
“Ti dico, in ogni caso saranno entrambe partite ostiche, l’abbiamo visto in campionato. Con la Triestina abbiamo perso due partite, mentre col Matelica le abbiamo pareggiate entrambe. Non c’è una preferenza. Quando sapremo chi sarà ci dovremo preparare al meglio con il mister e farci trovare pronti. È vero che se ci capitasse la Triestina dovremmo andare a Trieste ed essere costretti alla vittoria, mentre col Matelica avremmo due risultati su tre in casa. Quello potrebbe essere un vantaggio, ma è anche vero che quando non si ha nulla da perdere si butta il cuore oltre l’ostacolo”.

Una delle svolte della stagione del Cesena è stata cambiare il titolare in porta da Satalino a Nardi. Cosa vi dà in più a voi difensori il secondo rispetto al primo?
“Michele, oltre all’esperienza, ci ha dato molto in fase di impostazione; è di fatto un regista aggiunto alla squadra, questo vuol dire tanto. Anche il ruolo del portiere si è evoluto; lui, avendo qualche secondo in più per impostare, riesce sempre a trovare la verticalizzazione vincente”.

Da inizio stagione si è notato un netto miglioramento sui calci piazzati. Scommetto che Viali in allenamento abbia insistito molto sotto questo aspetto…
“Sì, alla mia prima da titolare contro la FeralpiSalò abbiamo preso due o tre gol su calcio piazzato. Dopo quella partita ci siamo messi con il mister ad analizzare gli episodi. Ci siamo detti che non potevamo continuare in questa maniera, perché ora più che mai le partite si decidono sui calci piazzati, proprio come abbiamo fatto noi contro il Mantova. Sono il 70% dei gol delle partite che vediamo oggi, sono troppo importanti, sia in fase offensiva che difensiva”.

Nelle sue partite ho sempre notato da parte sua un ottimo posizionamento e una grande decisione e precisione nei colpi di testa, oltre ad essere sempre pronto ad intervenire. Pensa che siano queste le sue armi in più che la facciano eccellere sul terreno di gioco?
“Sì, mi piace andare a contatto con l’avversario e colpire di testa, anche se comunque davanti faccio pochi gol (ride, ndr). In carriera ho fatto solo tre o quattro gol mi sembra…”

Quello contro il Pisa ne valeva dieci però, dai…
“Esatto, contro il Pisa valeva almeno il doppio o il triplo (ride, ndr).

Gonnelli, lei a Cesena ha ancora due anni di contratto. Quali sono le sue ambizioni con questa maglia da qui ai prossimi due anni?
“Sarebbe bellissimo riportare dove merita questa piazza, quindi almeno in Serie B. Ma adesso mi basterebbe solo rivedere la gente allo stadio, perché purtroppo secondo me, i risultati non molto positivi ottenuti in casa derivano anche da questo, perché oramai non c’è più casa o trasferta. Tempo fa quando il Cesena giocava in casa, aveva dalla propria parte sempre minimo ottomila persone. Per gli avversari non era per nulla semplice venire al Manuzzi e trovare questo muro di tifosi”.

So che da poco le è nata una figlia, cosa ha significato per lei questa cosa? Riesce bene ad abbinare famiglia e carriera calcistica?
“Quando è nata Emma, il 2 giugno 2020, io sono subito partito con i playoff con l’Alessandria. Per me è stata un po’ una pugnalata al cuore, dato che l’ho vista nascere e sono subito dovuto ripartire. Poi per fortuna dopo pochi giorni la mia compagna mi ha raggiunto in Piemonte con la bambina, quindi me la sono goduta appieno. Per noi è stato bellissimo perché l’abbiamo cercata ed è arrivata subito; anche se è un terremoto lei è la nostra gioia, ci tiene impegnati tutto il giorno”.

Immagino che lei sia un tifoso del Livorno. A livello nazionale per quale altra squadra simpatizza?
“In generale per tutte quelle per cui ho giocato in passato, quali il Pontedera, dove ho vinto il campionato di Serie C2 il primo anno, e l’Alessandria, squadra nel quale ho lasciato molti amici e che per poco in questa stagione non andava direttamente in Serie B. Poi ho sempre simpatizzato l’Inter (e siamo a quattro su nove da me intervistati… ndr), anche se in questi anni seguo meno il calcio; non sono un tifoso sfegatato. Da bambino lo ero molto di più, ma soltanto nel 2010 ho gioito veramente, però da lì in poi ho sempre pianto (ride, ndr).

A proposito di Serie A, chi pensa che rimarrà fuori dalla zona Champions League? La Juventus come sembra oramai certo, oppure ha un pronostico differente?
“Io credo che la Juventus alla fine ci andrà in Champions, insieme ad Inter, Milan ed Atalanta, con il Napoli che rimarrà fuori. Bisognerà poi anche vedere il calendario. Io ti dico la verità, non sono uno che segue molto il campionato e che sa bene tutta la situazione attuale della Serie A. Ma a livello di organico le quattro sono queste qui”.

Nel Cesena lei non è l’unico toscano. Nello spogliatoio ci sono dei campanilismi oppure andate tutti d’amore e d’accordo?
“Favale, che è di Pisa, lo massacro sempre (ride, ndr). A parte gli scherzi, anche la mia compagna Elena è di Pisa, abita a cinquecento metri da casa di Favale. Quindi sì, i campanilismi ci sono, ma in senso bonario”.

Qual è il difensore a cui si è maggiormente ispirato, o comunque dal quale ancora oggi prende spunto?
“Ora come ora Chiellini, che tra l’altro è anche lui di Livorno. Ma il più forte secondo me è Sergio Ramos. In passato però mi piaceva molto Nesta, secondo me lui è il difensore perfetto”.

Lei apprezza di più i difensori puliti o quelli irruenti?
“Mi piacciono di più quelli puliti, anche se Chiellini è molto irruento (ride, ndr). Credo che comunque non importi essere puliti o irruenti, l’importante nel calcio è essere efficaci”.

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