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Juventino? Laziale? Assolutamente no, la sua passione è il Cesena

di Patrick Lavaroni
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Finì in copertina al Guerin Sportivo nel marzo del 1976 venendo spacciata per marca juventina. Fu riutilizzata da Sky con qualche tinta di azzurro in occasione dello speciale dedicato a Vincenzo Paparelli, il tifoso laziale ucciso da un razzo allo stadio (trovate la storia nel dettaglio a questo link). È la foto ritraente il tifoso del Cesena Maurizio Navarra, ora in pensione e membro delle Brigate Bianconere. Andiamo a sentire come erano quegli anni.

Signor Navarra, cosa ricorda di quella foto?
“Ricordo quella foto, il Guerin la utilizzò per presentare il derby Juventus-Torino. Era una partita in casa: tutte le domeniche prima della partita scavalcavamo la rete, ci davano le bandiere e facevamo il giro attorno alla pista d’atletica, dietro alle porte. Non c’erano ultras, ma solo noi: le Brigate Bianconere. Era folclore e a volte il giro veniva fatto assieme ad altre squadre: ricordo una simpatia col Brescia… per il resto ho vaghi ricordi, sono passati tanti anni”.

Come racconterebbe il Cesena di quei tempi a chi non l’ha mai visto?
“Era la mia passione, così la racconterei. Io ero piccolino, il Cesena raggiunse la C e io andai col papà allo stadio. Avevo 13-14 anni, la curva era dietro ad una staccionata di legno come quelle dai parchi. Una collinetta con un albero in mezzo dietro alla porta. Io e i miei amici abbiamo visto altri successi del Cesena, ci siamo riuniti e abbiamo formato le Brigate Bianconere. Avevamo striscioni e magliette, eravamo i primi tifosi con bandiere e sciarpe”.

Mimetica e passamontagna, ci parli del vostro abbigliamento.
“Guardavamo molto la tv, erano gli anni ’70, c’era la politica e i movimenti dei giovani. Li vedevamo alla televisione col passamontagna… e sentivamo di dover fare qualcosa. Non mettevamo il passamontagna per andare a spaccare tutto ma per rappresentare quel momento storico. La mimetica poi? La ottenni da uno scambio in Emilia; diedi in cambio la mia sciarpa ad un ragazzo. Era per sentirsi speciali. Avere la mimetica come gli americani… fantascienza”.

Segue ancora le partite in curva?
“Oggi no, sono stato in curva fino agli anni ’90. Da allora faccio il mio tifo in gradinata con cappellino e sciarpa. Prima cantavo in curva con il mio gruppo dal quale ne sono venuti fuori altri. Le Weisschwarz  Brigaden ad esempio, dedicate a Walter Schachner. A proposito dell’austriaco: mai avuto un attaccante così esplosivo, forte e di valore. Per una città come Cesena non si pensava arrivasse un giocatore del genere. Tenemmo la categoria in Serie con lui. Oggi vado allo stadio con un mio amico. Una volta per me la settimana era tutta di lavoro, la domenica allo stadio era uno sfogo, una liberazione. Tutti i pensieri venivano sfogati attorno al pallone per divertirsi”.

I giovani preferiscono la comodità della tv piuttosto che lo stadio?
“I giovani vanno ancora allo stadio, dopo una certa età dicono: ´Ma chi me lo fa fare?`. Se ti tratti bene è tutto a posto ma se pensi di dire o lanciare qualcosina in più devi stare nelle regole. Negli ultimi anni c’è molto più controllo da parte di forze dell’ordine e telecamere. Ora una foto come la mia col passamontagna verrebbe facilmente fraintesa. Oggi in curva c’è gente che va lì solo per fare a botte, io non me le andavo a cercare ai miei tempi. Dagli anni ’80 lo spinello è arrivato a Cesena: la gente non era lucida, a me piaceva divertirmi ma non in condizioni di sballo. Così un giorno ho detto basta e ho continuato a tifare in gradinata”.

Come vede il Cesena post fallimento?
“È stata una tragedia, non pensavo che saremmo mai arrivati a questo disastro. Tutto per colpa di 4 imprenditori che non capivano nulla di calcio e hanno investito male. C’è stato un anno di sofferenza e poi la risalita in C. La B è la posizione del Cesena, magari con qualche saltino in A ogni tanto. Non tutte le squadre hanno fatto questo  percorso, siamo stati anche in Coppa Uefa. Mi dispiace molto e spero presto che il Cesena torni ai suoi livelli. Mi mancano certe partite: i derby col Bologna e le sfide con le grandi come la Juventus”.

Ci dica qualcosa di più sul derby.
“Un classico, un odio che però deve essere riferito ai soli colori senza andare oltre. La prima volta che vennero qua erano in 3-4mila. Fecero gran scalpore.  Così ci organizzammo anche noi per le trasferte. Altra gente veniva a casa tua a spaccare tutto: sampdoriani, genoani, laziali, romanisti, milanisti e interisti, ne fecero di cotte e di crude. I veronesi distruggevano e facevano il saluto nazista. C’eravamo noi ragazzi incappucciati, tutto tirava tutto, i tempi erano diversi e si potevano fare altre cose”.

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