ESCLUSIVO Castori: “Io, Mazzone, i droni, il Cesena, la Serie A…”

Parla il Mito Bianconero: “Rispetto al 76enne Zeman sono ancora un ragazzino, non vedo l’ora di ributtarmi nella mischia. Sogno ancora in grande. E sulla band di Toscano dico che…”
23.08.2023 11:20 di  Flavio Bertozzi   vedi letture
ESCLUSIVO Castori: “Io, Mazzone, i droni, il Cesena, la Serie A…”

Perché amo alla follia l’inimitabile Fabrizio Castori? Perché è uno che ha fatto la vera gavetta, un umile condottiero che prima di raggiungere la Gloria ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie sui campi (più) polverosi dello Stivale. Perché in questo mondo della pedata sempre più popolato da personaggi di plastica, la ruvidezza e la simpatia dell’Uomo di San Severino Marche sono – oggi più di  ieri – una salutare boccata di ossigeno. Una sana ventata di passione. Passione vera.

Castori, la sua carta d’identità ‘dice’ 69 primavere. Se le sente addosso?
“Senti Bertozzi, ascoltami bene: Zeman, di anni, ne ha 76. Sette più di me. Io, rispetto al boemo, sono ancora una ragazzino (e giù una risata fragorosa, ndr). A parte gli scherzi: no, questi 69 anni io non me li sento addosso. Sono in gran forma…”

Quanta voglia ha di ributtarsi nella mischia?
“Tanta, tantissima. Dopo l’ultima stagione vissuta a Perugia, mi sento come un leone ferito. Prima o poi torno in pista. Aspettatemi…”

Cinquecentotrentacinque apparizioni in Serie B: lei è l’allenatore in attività con più panchine cadette.
“Vero. E, ci tengo a dirlo, il 2° posto assoluto di tale classifica (occupato da Fascetti, ndr) è ad appena 12 panchine. Però, il sottoscritto, non è un allenatore che si guarda solo indietro. Se ti guardi solo indietro sei finito. Ed io preferisco guardare soprattutto avanti…”

Non per niente, lei e il suo staff, fate terribilmente rima con… futuro.
“Il calcio è sudore, passione, sacrificio. Ma è anche tecnologia. Ho 69 anni ma mi considero un allenatore al passo con i tempi, un allenatore moderno. Con me lavora uno staff giovane e qualificato: il mio vice Bocchini, il mio collaboratore Marolda, il mio preparatore atletico Pescosolido, mio figlio Marco (che ricopre il ruolo di match analyst, ndr). Questi sono ragazzi sui cui io, in passato, ho investito molto. Ragazzi che adesso, con la loro competenza, rendono il mio lavoro quotidiano più facile. Noi è già dai tempi di Carpi che usiamo il drone negli allenamenti. Sono passati 10 anni…”

Il Carpi in Serie A, anno del Signore 2015: l’ennesimo suo miracolo ‘targato’ Provincia.
“Un capolavoro…”

Nel 2006, un altro miracolo al gusto di Paradiso, lo stava invece per compiere nella ‘sua’ Cesena. Poi però…
“… poi però (sospirone, ndr), quell’arbitraggio a dir poco discutibile sfoderato da Farina nella semifinale play-off d’andata giocata contro il Torino, frenò la nostra corsa. Brutta botta, quella. Anche se, il mio rimpianto più grosso legato al Cesena, porta la data del 2018…”

Quel tragico fallimento resta una ferita aperta.
“Ero tornato in Romagna a stagione in corso, col Cesena ultimo in classifica. La nostra rimonta fu da Libro Cuore. A 6 giornate dalla fine eravamo ancora terzultimi, con davanti un calendario a dir poco proibitivo. Eppure riuscimmo a centrare l’obiettivo. Solo sul campo, però. Quel devastante crac rese tutto inutile. TUTTO. Sono ancora convinto che, senza quel fallimento, la mia ‘creatura’ la stagione successiva avrebbe potuto fare un percorso importante. D’altronde io ero tornato in bianconero con un grande sogno nel cassetto: portare il Cesena in Serie A (ricordiamo che Castori, a Cesena, vanta già una promozione in Serie B e la vittoria della Coppa Italia di Serie C, ndr).

Il giocatore più forte che ha mai allenato in riva al Savio?
“Difficile fare una classifica. Quasi tutti i miei ragazzi si sono sempre impegnati al massimo secondo le proprie possibilità. Poi è chiaro, a livello qualitativo qualcuno era di un’altra categoria. Penso ad esempio a Salvetti. O a Ferreira Pinto…”

C’è un suo ex ragazzo (bianconero) che avrebbe meritato una carriera più ricca di soddisfazioni?
“Qui invece non ho dubbi. E dico subito Pestrin. Manolo era un centrocampista completo, un giocatore moderno, un professionista serio. Pestrin non era solo forza fisica, grinta ed irruenza. Dietro a quella ‘maschera’ c’era di più. Molto di più. Manolo, magari, è stato fregato un po’ dal suo carattere caliente. Ma, uno come lui, avrebbe meritato di fare almeno 10 anni di serie A…”

Parliamo del Cesena di oggi. E di questo girone B di Serie C infarcito di big. La sua favorita per la vittoria?
“Ora come ora non mi va affatto di stilare una griglia di partenza: manca ancora una settimana abbondante alla fine del mercato e, in Serie C, due o tre nuovi innesti bastano ed avanzano per scombussolare i pronostici. Posso ovviamente già dirti però che Perugia, Spal, Pescara e Cesena sono le squadre da battere. Occhio poi alla Virtus Entella. E alla classica sorpresa. Vedi Ancona o Carrarese”.

Due parole in più sulla truppa di Toscano.
“Non prendiamoci in giro: il Cesena, la scorsa stagione, ha perso una ghiottissima (probabilmente irripetibile, ndr) occasione per salire di categoria. Quest’anno, il girone, è più difficile. Più tosto. Però è anche vero che i bianconeri ripartono dallo stesso mister e dallo zoccolo duro di una squadra che, a conti fatti, è arrivata a due punti dalla vittoria del campionato. Un bel vantaggio…”

Una manciata di giorni fa è morto il mitico Mazzone. Bestemmio se dico che Castori è un ‘piccolo’ Sor Carletto?
“Prima cosa: anche per me Mazzone è stato un mito, non per niente lunedì pomeriggio sono andato anche io ad Ascoli al suo funerale. Seconda cosa: altre persone, prima di te, mi hanno detto che pure a loro il sottoscritto ricorda un po’ Mazzone. Ecco, sono queste le cose che ti gonfiano il cuore d’orgoglio, che ti rendono felice (momento di pausa, ndr).

La sento molto toccata da questa ‘cosa’.
“Io so benissimo di non essere degno di tale paragone, però allo stesso tempo essere accomunato a Mazzone è un qualcosa che mi rende orgoglioso del percorso che ho fatto in tutti questi anni. Mazzone è uno che, come me, ha fatto tanta gavetta. Che ha fatto dell’integrità morale il suo credo…”

Dove si vede tra cinque anni? Ancora in panchina ad urlare oppure sul divano a guardare la sua adorata MotoGp?
“Bertozzi, ti ripeto. Non me la menare più di tanto con questa storia dell’età. Ti ricordo che, appena due anni fa, io ho riportato la Salernitana in Serie A. Dunque te lo dico già: confidando nell’aiuto del buon Dio, tra cinque anni mi vedo ancora in panchina. Possibilmente in Serie A…”

I tifosi del Cavalluccio la vorrebbero rivedere almeno un’altra volta a Cesena…
“Ma io a Cesena ci sono spesso. A Cesena ho preso casa…”


E giù un’altra risata. Una risata (probabilmente) al gusto di speranza.