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La Lanterna #11 | Il professore di desiderio

di Bruno Rosati
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Modesto contrariato
Modesto contrariato

Sono ore difficili. Dopo il fischio finale di Cesena-Sambenedettese l’atmosfera si è fatta rovente, sia per situazioni strettamente legate al rendimento della squadra sul campo, sia per altre vicissitudini sulle quali non serve mettere nuovamente il dito nella piaga.
Chiariamo un semplice concetto (che non avrebbe neppure bisogno di chiarimenti…): nessuno ha interesse a mettere pressioni sul Cesena. Non sui calciatori, non sullo staff tecnico, non su chi si è occupato della costruzione della rosa e nemmeno su chi ricopre cariche nei quadri dirigenziali.

Il volto emergente della politica italiana, un cesenate al quale parte della dirigenza bianconera strizza l’occhio più che volentieri, nelle sue continue ospitate televisive non rinuncia mai a ribadire quanto, nella propria formazione culturale, sia stata importante la lettura di Philip Roth.
Per tale ragione, al fine di non essere additati come creatori di malumore, ci sembra opportuno prendere in prestito uno dei romanzi più celebri dello scrittore statunitense, come trasposizione simbolica dell’attuale momento del Cavalluccio: Il professore di desiderio.

Questo libro del 1977 ci illustra vicende che si susseguono l’una dopo l’altra, narrate in prima persona dal protagonista, David Kepesh, dalla sua tarda adolescenza sino al suo ingresso nei quarant’anni. Un percorso di crescita che è impossibile catalogare o etichettare all’interno di un solo genere letterario. Pagina dopo pagina, Roth ricorre alla sua straordinaria bravura per cristallizzare ed enfatizzare ogni dettaglio di cui è composta la quotidianità di una vita umana, rendendo il racconto a tratti struggente, a tratti esilarante. Ovviamente passando attraverso innumerevoli sfumature, rendendo genuinamente spontanea la transizione fra contesti tristi ed altri più allegri.

Il dilemma sul quale verte il libro è uno: qual è il giusto compromesso fra la ricerca del piacere e la dignità? Ecco, oggi il nostro David Kepesh siede in panchina e sta affrontando il proprio cammino verso la maturazione. Un cammino che, sin qui, è già bello pieno di ostacoli non superati e di cadute fragorose.
Andate a riguardarvi la rete di Borello contro il Carpi e quella messa a segno in fotocopia domenica contro il marchigiani. Osservate di nuovo il timbro di Zecca contro la Triestina o quello di Butic contro l’Imolese. Azioni sviluppate tutte in verticale su una sola corsia, a velocità siderale, sempre palla a terra: apoteosi del calcio ‘alla Modesto’ di fronte a cui non si può che rimanerne ammaliati.
Per contro, la retroguardia bianconera è già la seconda più perforata del girone con quindici reti al passivo, dietro solo alla Virtus Verona, a pari merito con Triestina e Rimini (che ha sin qui realizzato un solo gol in meno rispetto al Cesena).
La ricerca di questa ‘libidine calcistica’, se così è lecito chiamarla, è valsa sinora i rischi a cui ci si è esposti? La classifica sentenzia amaramente: assolutamente no. Urge trovare una soluzione, la rotta intrapresa è da invertire quanto prima.

Le similitudini fra David Kepesh ed il tecnico crotonese a questo punto si fermano: uno è perennemente tormentato dal dubbio mentre Modesto appare sempre graniticamente sicuro di sé (anche se forse i continui cambi della formazione titolare lasciano intravedere altro…). Inoltre è improbabile che l’allenatore del Cesena possa autodefinirsi “erudito fra i libertini e libertino fra gli eruditi”.
Alla fine però il protagonista del racconto capisce che l’assidua ricerca del puro piacere, sul lungo periodo, non aggiunga particolare valore all’esistenza e noi ci auguriamo che chi siede oggi sulla panchina del Cavalluccio possa fare altrettanto.
 

Ci auguriamo che questo articolo possa diradare la presunta nebbia attorno ai fini di TuttoCesena. Nel 2001 Philip Roth ha scritto un altro libro che ha come protagonista David Kepesh. Si intitola L’animale morente, non ci permetteremmo mai di imbastire certi paragoni…


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