Vedi, Nicolò, la gente non è il mestiere che fa

“Remare è come sognare lontani dal mondo che ci circonda e che qualche volta ci affligge”.
16.03.2023 12:00 di  Bruno Rosati   vedi letture
Vedi, Nicolò, la gente non è il mestiere che fa

Il suo annuncio diceva ‘centrocampista cerca grande top club’.
Ma a rispondergli non fu un grande top club.
Si presentò puntuale al ritiro di Acquapartita,
ci portò un disco dei GoGoGo Airheart.
Era timido e cupo, aveva passato i trenta d’età
e un ruolo tremendo, ma si diceva piacesse a ×××××××.
Poteva giocare avanzato, non disdegnava i contatti:
dopo neanche tre gare, le prime polemiche e i mugugni.
“Vedi, Nicolò, la gente non è il mestiere che fa.
O i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha.
E per questo non mi riconosco in questa società.
Per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità”
.

Vedi, Nicolò, a quanto pare non è la miglior stagione della tua carriera. E a qualcuno spetta l’ingrato compito di raccontarlo. E la ‘colpa’ è tua solo fino a un certo punto. Perché quando le cose non girano e le alternative in organico ci sono, quello nei tuoi confronti è solo crudele accanimento da parte di chi ti mette in campo.

Vedi, Nicolò, l’errore all’origine di tutti questi fraintendimenti è l’averti consegnato quella fascia senza alcuna ragione. Non c’è da dubitare che lo spogliatoio ti veda come un leader. Non c’è da dubitare che tu abbia il curriculum e la personalità per indossarla. Ma un capitano deve ergersi anche a punto di riferimento per tutto l’ambiente circostante. Deve fungere da figura di raccordo tra la squadra e il pubblico. A maggior ragione con tutta la delusione che il popolo bianconero necessita di smaltire a seguito dell’epilogo della scorsa stagione. Il capitano non può essere l’ultimo arrivato.
Ma anche in questo caso, la ‘colpa’ non è tua. Perché chi presiede l’area tecnica avrebbe dovuto trarre insegnamento dalla recentissima esperienza con Caturano, capitano solo sulla carta e mai all’atto pratico. Sarebbe servita più attenzione sul tema anche da parte di chi preferisce profondere le proprie energie sull’allestire bancarelle di hot dog e hamburger oppure sullo spammare l’inno nazionale svilendone il significato.

Vedi, Nicolò, di errori ne sono stati fatti tanti, a tutti i livelli. Nasconderlo sarebbe dirsi una bugia senza che comunque diminuiscano i rimpianti. Non potrebbe essere altrimenti quando rifili quattro gol a una squadra che, malgrado la sconfitta, continua a precederti in classifica. Ma c’è un epilogo ancora tutto da scrivere. E fischiare un giocatore che entra all’ottantasettesimo, sul risultato di tre a zero a favore, è una cattiveria di cui può macchiarsi solo chi già da tempo ha deciso di non remare dalla stessa parte del Cesena.