Agliardi si confessa: “Avrei potuto avere una carriera migliore”

di Flavio Bertozzi
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Decisivo sul campo. E dentro lo spogliatoio. Federico Agliardi è uno dei superbig di questo Cesena che, domenica con l’Avezzano, vuole cominciare il 2019 nel migliore dei modi.

Agliardi, il carrozzone della serie D sta per riaccendere i propri motori. 
“La sosta natalizia non ha placato la nostra fame di successo. Anzi, siamo carichi come una molla. Domenica faremo di tutto per brindare allo start del nuovo anno con un’altra vittoria. La sesta consecutiva”.

Undici punti rosicchiati al Matelica in 5 gare: il Cesena ha già la promozione in tasca? 
“Assolutamente no! Siamo solo a metà di questo lungo percorso. Se vogliamo andare in C dovremo tenere alta la concentrazione, fino alla fine. Il vero avversario del Cesena è il Cesena stesso…”.

Cosa risponde a chi afferma che Agliardi, con le sue parate, ha regalato al Cesena 7-8 punti?
“Rispondo dicendo che, su tale fronte, non ci potrà mai essere la controprova. L’unica vera grande certezza che posso regalarvi, invece, è che il sottoscritto è a dir poco orgoglioso di difendere i pali di questo ‘nuovo’ Cesena”.

Cosa replica a chi dice che Agliardi non è in grado nemmeno di fare la differenza in D?
“Di sicuro apprezzo di più chi mi fa i complimenti. Accetto comunque anche questa critica, ci mancherebbe altro. E poi, a pensarci bene, Agliardi è solo un piccolo ingranaggio della ‘macchina’ Cesena...”.

Il suo vecchio ‘maestro’ Turci ha detto che uno come lei avrebbe dovuto fare una carriera migliore.
“In tutti questi anni mi sono tolto diverse soddisfazioni, anche in piazze importanti. Però ha ragione Gigi, so bene che avrei potuto fare di più. Non cerco alibi, sicuramente in carriera ho commesso qualche errore di troppo. Stop”.

Nel calcio come nella vita, però, non conta solo la bravura. Ma anche la fortuna.
“Di sicuro, in certi crocevia, accanto a me non ho trovato le persone giuste. Faccio un esempio: se come allenatore dei portieri avessi incontrato il mitico Antonioli qualche anno prima, ora sarei un ‘guardiano’ migliore. Francesco ne sa a pacchi...”.

Se lei non avesse fatto il portiere quale sarebbe stata la sua professione?
“Mio babbo faceva e fa tuttora l’imbianchino: non credo pero che avrei seguito le sue orme. Se non avessi sfondato col calcio mi sarei laureato in economia e commercio. O architettura. E poi chissà…”.

Chi la conosce bene la descrive come un uomo spogliatoio molto attento...all'abbigliamento.
“Mi piace vestirmi bene, mi piace sentirmi sempre a posto. Di certo non sono uno che va al campo in tuta da ginnastica. Però non ho nemmeno sempre addosso la giacca e la cravatta, anzi".

Proviamo a sintetizzare questo 2018 che ci siamo appena lasciati alle spalle con una fotografia…dolorosa.
“Lo scorso luglio, quando sono diventato ufficialmente un giocatore svincolato, mi è letteralmente caduto il mondo addosso. Quel maledetto fallimento del Cesena è una ferita ancora aperta”.

Una cartolina dell’anno vecchio che invece custodirà a vita dentro il suo cassetto dei ricordi più belli?
“La cartolina è datata 14 ottobre 2018: quella domenica, il sottoscritto, per la prima volta dopo il crac bianconero ha rimesso piede al Manuzzi nelle vesti da giocatore. Quel Cesena-Francavilla non me lo scordo più…”.

Il suo ex compagno Cascione non è tornato a Cesena. Dispiaciuto?
“Conosco le doti tecniche ed umane di Emmanuel. So bene quanto Cascione volesse riabbracciare questi colori, sia la scorsa estate che a dicembre. Sì, ci speravo anche io in questo ritorno. Ma che ci volete fare? E’ andata così”.


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