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La Lanterna #18 | Dal Gubbio alla Champions League

di Bruno Rosati
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Una vittoria per ripartire, ai danni del Gubbio. Una grande prova della retroguardia, sino ad ora non certo irreprensibile. Non è una prima volta per il Cavalluccio.
È sempre novembre, ma siamo nel 2011. Il Cesena cerca di recuperare il tempo perduto e prova ad abbozzare una minima reazione in quello che sarà un campionato senza capo né coda. Per i sedicesimi di coppa, al Manuzzi arriva il Gubbio, clamorosamente corsaro a Bergamo nel turno precedente. I bianconeri vincono una partita decisamente più combattuta rispetto a quanto possa dire il 3 a 0 finale. Per carità, nulla di clamoroso: gli umbri annaspano in serie B per raggiungere la salvezza (che non arriverà), il Cesena milita nella categoria più nobile e non dovrebbe esserci storia. Ci si limita al minimo sindacale.
La partita di domenica invece vedeva fronteggiarsi due squadre appartenenti alla stessa categoria, al fischio d’inizio separate da un solo punto in classifica. Sulla carta, un incontro molto più equilibrato. E la vittoria conseguita assume quindi un valore molto più importante.

Ciò che accomuna questo Cesena con il suo predecessore è l’andamento (almeno fino a questo punto) della stagione: decisamente al di sotto delle aspettative in campionato, più che dignitoso in Coppa Italia. Nell’edizione del 2011-2012, infatti, Parolo e compagni uscirono dalla competizione contro il Napoli, poi vincitore finale, in una partita molto contestata.
Ma c’è dell’altro: quel successo in coppa fu la terza vittoria in dieci giorni a discapito di una squadra rossoblù: prima del Gubbio erano caduti niente meno che Bologna (al Dall’Ara) e Genoa. Così come sono tre le vittorie di quest’anno contro club dalla stessa colorazione (Virtus Verona, Imolese e, per l’appunto, lo stesso Gubbio).

Non solo: c’è un legame ancora più stretto che lega le anime di queste due gare distanziate di così tanti anni. No, non si tratta della presenza in rosa di Luca Ricci, oggi alle prese con il recupero dall’infortunio, allora invece schierato titolare come terzino destro. Non è il portiere di nome Ravaglia nella squadra ospitante (Nicola, nel 2011, fra le fila bianconere - Federico, il bolognese tra i pali eugubini la scorsa domenica). Non è neppure il ‘romagnolismo’ di altri due cesenati in campo dal primo minuto come Ceccarelli e Arrigoni, pareggiati al Barbetti da Brunetti e Capellini. Si tratta della prestazione difensiva inaspettatamente positiva, malgrado le premesse.

Quello che aveva connotato le varie formazioni schierate da Modesto erano le continue disattenzioni in fase di contenimento. Disattenzioni che erano il marchio di fabbrica di Yohan Benalouane. La prova del centrale tunisino contro il Gubbio è una delle poche prestazioni positive che si possono ricordare di lui in bianconero. Vero è che si trovava a fronteggiare un Graffiedi nella fase calante della propria carriera ed il celebre Gabriele Paonessa. Però, a riprova della sua buona gara, quella messa a segno al ventiquattresimo della ripresa rimane l’unica rete messa a segno in riva al Savio.

E dire che altrove ha pure saputo farsi valere il prode Yohan. Tre buone annate equamente suddivise fra Parma e Atalanta (di cui tutti ricordiamo l’unico gol timbrato con la casacca neroblù…) sino ad arrivare, un po’ per caso a dir la verità, a giocare nei quarti di finale della Champions 2016-2017, al cospetto dell’Atletico Madrid con la maglia del Leicester.

Quell’insolito pomeriggio di Coppa fra Cesena e Gubbio servì a rilanciare almeno in parte il curriculum di un difensore che, a causa delle continue amnesie, ha scialacquato la propria carriera. Purtroppo quella gara non riuscì a svoltare la stagione del Cavalluccio. Si spera invece che il match di domenica possa avere tutt’altro significato per i bianconeri di oggi. Senza pretendere la Champions League.

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